L’ex premier alla guida della rifondazione del M5s è l’ultima spiaggia per il Movimento, dopo la spaccatura interna sul voto di fiducia al governo Draghi. E ora, nel gioco del riposizionamento, i grillini “contizzati” cercano l’alleanza stabile con Leu e Pd e un posto tra i socialisti in Europa

«L’unico che può restituire dignità e unità al Movimento è Giuseppe Conte». Nelle chat dei parlamentari Cinque stelle da settimane è tutto un ripetersi di stima e affetto nei confronti dell’ex presidente del Consiglio. Soprattutto dopo la spaccatura verificatasi sia al Senato sia alla Camera dinanzi al voto di fiducia per il governo Draghi, è diventato sempre più evidente che l’unico modo per “salvare” il Movimento fosse quello di scomodare il nome di Conte, il quale solo pochi giorni fa in un incontro “carbonaro” con Beppe Grillo e una cerchia ristrettissima di parlamentari (sarebbero stati presenti pochi fedelissimi, tra cui Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro), ha sciolto le riserve e accettato di guidare i Cinque stelle in una sorta di rifondazione.

«Il Movimento cinque stelle – spiega tra il serio e il faceto un senatore pentastellato – diventerà Movimento “5.0” stelle». Una battuta, certo. Ma che rivela l’intenzione di rivoluzionare per intero quello che fino ad oggi sono stati i grillini. Tra le condizioni volute dallo stesso Conte c’è innanzitutto la volontà di rendere l’alleanza con Pd e Leu chiara, certa, inequivocabile. «Giuseppe – rivela a Left una persona che ha avuto modo di parlare con l’ex premier – ha chiesto che non ci siano più tentennamenti a riguardo: quello che deve nascere è un nuovo fronte riformista, opposto ai sovranisti».

Non è un caso che tra i registi “occulti” del ritorno immediato di Conte ci sarebbe anche il…


L’articolo prosegue su Left del 5-11 marzo 2021

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