È incontenibile la rabbia d’Israele per la decisione della scorsa settimana della procuratrice Fatou Bensouda della Corte penale internazionale dell’Aia (Cpi) di aprire un’inchiesta formale per i presunti crimini compiuti da Israele nei Territori occupati palestinesi. Se il premier Netanyahu ha accusato la Cpi di «puro antisemitismo», il ministro degli Esteri Ashkenazi ha parlato di «atto di bancarotta morale e legale» per cui Tel Aviv compirà «ogni passo per proteggere i nostri cittadini e soldati». Sul banco degli imputati, infatti, potrebbero salire centinaia di soldati e figure di spicco del mondo politico israeliano. Bensouda ha spiegato che saranno indagati i presunti crimini compiuti a partire dal 13 giugno 2014. Per la procuratrice ci sono «basi ragionevoli» per ritenere che siano stati commessi crimini di guerra sia dalle forze armate dello Stato ebraico che dal movimento islamico Hamas durante l’offensiva israeliana “Margine protettivo” nella Striscia di Gaza. «Un’azione difensiva» per gli israeliani, «aggressione e massacro» per i gazawi.
Sul terreno restarono senza vita circa 2.300 persone (in buona parte civili) sul versante palestinese, alcune decine su quello israeliano (per lo più soldati). Senza dimenticare poi i feriti (oltre 11mila quelli palestinesi) e gli interi quartieri della Striscia rasi al suolo dalle bombe e dai tank israeliani.

L’annuncio di Bensouda della scorsa settimana si basa sulla decisione di inizio febbraio dei giudici dell’istruttoria preliminare del Tribunale dell’Aia di dare parere favorevole a pronunciarsi sulla giurisdizione della Cpi sulla Palestina. «La Palestina – hanno detto confutando la tesi israeliana – ha accettato di sottomettersi allo Statuto di Roma della Cpi (contrariamente ad Israele, ndr) e perciò ha il diritto di essere trattata come qualsiasi Stato per le questioni relative all’attuazione dello Statuto». Parole che hanno congelato Tel Aviv che teme che l’attenzione della Corte penale potrebbe presto estendersi anche alle colonie costruite in Cisgiordania e Gerusalemme Est e, più in generale, per l’occupazione di terra palestinese iniziata nel 1967 che viola il diritto internazionale.
Mentre si avvicinano le elezioni parlamentari del 23 marzo Israele fa sapere che non coopererà in alcun modo con l’indagine. La stampa locale ha anche riportato la notizia che Israele starebbe pensando di minacciare con sanzioni l’Autorità nazionale palestinese (Anp), che governa i palestinesi in Cisgiordania. Per il momento, però, l’Anp esulta. «È una vittoria della giustizia e l’umanità», ha detto il premier Shtayyeh. Anche Hamas si…


L’articolo prosegue su Left del 12-18 marzo 2021

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