Primo agosto del 1937. Nelle strade di Parigi, una sfilata di bandiere rosse attraversa la città. Sulle note della Marcia funebre di Chopin una folla di 200mila persone si accalca per il funerale di Gerda Taro. Il corteo organizzato dal Partito comunista francese si dirige verso il cimitero laico di Père Lachaise. «Tutti i fiori del mondo si sono incontrati a Parigi», sono le parole di Louis Aragon che insieme a Pablo Neruda omaggiano la “biondina di Brunete”, che proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Tra la folla anche un disperato Robert Capa che nella mano stringe una foto scattata da Fred Stein, che lo ritrae sorridente insieme a Gerda. Non è solamente un funerale, ma un’occasione per esprimere solidarietà alla Repubblica spagnola, perché non è morta solamente una fotografa di guerra ma un’attivista, un’intellettuale, una donna che aveva deciso di utilizzare la fotografia come atto politico contro l’alleanza cattolico-franchista. Durante l’occupazione nazista del 1942 il suo epitaffio sarà l’unico che verrà cancellato, perché donna libera e antifascista divenuta figura simbolo della Resistenza francese. Sulla sua vita e la sua arte fotografica ora c’è anche il podcast che è stato realizzato in occasione dell’8 marzo dal Museo delle culture di Milano a cura di Nicolas Ballario, nell’ambito di una serie di appuntamenti dedicati a fotografe internazionali.

Il suo vero nome era Gerta Pohorylle, di estrazione borghese e origine ebraica, mostrò fin da giovanissima la sua natura rivoluzionaria di sinistra. Nel ’33, anno in cui Hitler diventò cancelliere, venne arrestata a Lipsia per aver distribuito volantini contro il Partito nazionalsocialista. Nello stesso anno decise di lasciare la Germania nazista per rifugiarsi a Parigi. Nel 1934 Endre Ernő Friedmann era un giovane ungherese ancora alla ricerca della sua identità di fotografo. Era stato ingaggiato per realizzare la pubblicità di una compagnia svizzera di assicurazioni sulla vita e per questo cercava una modella bionda con gli occhi azzurri. In un caffè sulla Rive Gauche chiese a Ruth Cerf di posare per lui; lei, diffidente, l’indomani si presentò insieme alla sua amica e coinquilina Gerta. Nonostante quelle fotografie non siano di certo passate alla storia, possiamo pensare che fu proprio quell’incontro a dare una svolta alla loro vita e alla loro carriera.

Endre e Gerta si amarono fin da subito e si ritrovarono uniti dalla passione politica ed artistica. Lei si appassionò alla fotografia e lui le insegnò i rudimenti della tecnica fotografica. Fu di Gerta l’idea geniale di creare uno pseudonimo che nascondesse le loro origini ebraiche e che avesse un suono accattivante per attirare le riviste del tempo. È così che nasce Robert Capa, ricco fotografo americano che…


L’articolo prosegue su Left del 12-18 marzo 2021

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