Il dibattito sulla costruzione dell’intero piano dell’arena nel Colosseo è iniziato oltre un secolo fa, rianimandosi periodicamente.
La prima proposta risale al 1895: promotore presso il competente ministero fu l’Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti di Roma, nella persona dell’ingegnere Domenico Marchetti che suggerì al ministro di completare gli sterri dei sotterranei per rendere di nuovo praticabile e libera la circolazione sul piano dell’arena. Il secondo proponente fu, intercessore il ministro dell’Educazione nazionale, il governatore F. Boncompagni Ludovisi. Al soprintendente ai monumenti di Roma, Terenzio, fu chiesto di procedere allo scavo integrale dei sotterranei e allo studio di una eventuale copertura ai «diversi fini della protezione dei resti sottostanti, della restituzione dell’aspetto del monumento, della creazione di un vasto piano utile per i convegni… che l’apertura della via dell’Impero rende ogni giorno più facili e frequenti».

All’ipotesi del governatore di utilizzare il piano dell’arena per i convegni di cui sopra fece seguito la proposta di Terenzio, vòlta a provvedere «ancora meglio alla destinazione dell’anfiteatro per solenni adunate». Eppure lo stesso Terenzio, nel 1932, a fronte dei danni compiuti dagli avanguardisti in occasione delle adunate, tra cui «frantumazioni» di marmi e capitelli, aveva rappresentato al ministro il gravissimo pericolo del ripetersi di grandi affollamenti al Colosseo e chiesto di scongiurare il ripetersi di simili concessioni del monumento. Ciononostante, nel 1932 si ventilò di sostituire l’originaria copertura di legno con un lastrone di cemento armato utile a garantire «una visione molto più esatta della struttura originale dell’Anfiteatro e della sua grandiosità» e necessario per le «speciali adunate». Il progetto non ebbe seguito.

Completato lo sterro dei sotterranei alla fine degli anni 30 del secolo scorso, nel 1949 fu riproposta, per il Giubileo del 1950, l’ipotesi di una copertura, che in quell’occasione fu realizzata con un semplice impiantito di legno, probabilmente poco o affatto praticabile, in parte poggiato sui bordi dell’arena, ma sicuramente sostenuto da un fitto impalcato, il tutto rimosso al termine dell’anno santo. Si trattò di un evento eccezionale, effimero, come effimera fu, nel 1985, l’audace riproposizione di un settore della cavea e di una porzione dell’arena nell’ambito della prima mostra realizzata nel Colosseo, a cura dell’Ipsoa, L’economia tra le due guerre. La storia insegna e si ripete. Singolari coincidenze si ravvisano tra le proposte passate e attuali. I ministri competenti per la conservazione dei monumenti accolsero proposte avanzate da terzi, inattuabili perché ignoto era lo stato di conservazione della porzione ancora interrata dei sotterranei e per l’entità della spesa. Analoghi gli scopi: ripristino dell’aspetto originario del monumento, utilizzo di uno spazio utile per i…

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L’autrice: Rossella Rea è archeologa, già direttore del Colosseo per la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma


L’articolo prosegue su Left del 19-25 marzo 2021

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