Cara Gabriella le scrivo questa lettera perché credo ci sia molta confusione in Italia quando si parla di razzismo. Mi chiamo Jerry ho 30 anni e sono arrivato in Italia con mia madre dal Ghana quando ero in fasce.
Vivere con la pelle scura in Italia non è facile, quando esci di casa inizia un’avventura sempre diversa che non sai mai come finirà. Ma non è dei gesti violenti che voglio parlare, quelli per fortuna sono sporadici non quotidiani. Vorrei raccontarle del razzismo inconsapevole, quello che ci ferisce ogni giorno. Uno dei modi in cui arriva è lo sguardo e parlando di questo vorrei lanciare una provocazione: promuovere l’educazione allo sguardo.
Sarebbe bello averla come materia scolastica, l’evoluzione ideale dell’educazione civica o il suo proseguimento. Chi ha la pelle del mio colore o chi è diverso viene spesso trafitto dagli sguardi, quelli che il mondo intorno a te non vede ma che tu senti entrarti nella carne come una lama.
Ogni mattina prendo l’autobus per andare in studio, sono un avvocato, uno di primi che ha deciso di intraprendere la carriera da magistrato. Nonostante il mio modo di vestire sia molto classico e ricercato, appena salgo, incrocio gli occhi di alcune signore che appena mi vedono stringono la borsetta al petto. Io sorrido e faccio finta di niente ma poi mi accorgo di quell’altro signore distinto che mi fissa con astio come se mi conoscesse e come se gli avessi portato via qualcosa di importante. Dopo due minuti sale il controllore, si guarda intorno e viene dritto da me, “biglietto” mi dice e vedo i muscoli del suo collo tendersi.
Sono uscito di casa da soli 15minuti e almeno 5 persone mi hanno fatto capire di non essere uguale a loro e di non essere il benvenuto in questa società bianca. Cosa accadrà sino a questa sera? Quante volte dovrò difendermi da uno sguardo o un gesto di razzismo inconsapevole? Io sono un uomo, fatto e finito, ho le spalle grosse ma come torneranno a casa i ragazzini che subiranno le stesse brutte occhiatacce? Molti sono fragili, si sentiranno respinti, diversi, nemici in casa loro. Stiamo rovinando il nostro futuro, fatto di mille etnicità e mille sfumature. È per loro che non dobbiamo smettere di raccontare il razzismo inconsapevole, quello che vive nei pregiudizi e nella cultura di questo paese che tutti amiamo moltissimo.

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L’idea di questa rubrica l’ho avuta dopo aver ricevuto centinaia di lettere tutte con la stessa richiesta: parlare di cultura antirazzista, raccontare il razzismo sistemico di coloro che lo vivono ogni giorno, dare voce a coloro che non ne hanno perché questa società li ritiene invisibili.
Ho voluto iniziare con la lettera di Jerry che trovo estremamente vicina al sentire di ogni afrodiscendente con il quale ho parlato negli ultimi anni. Lo sguardo può ferire più di mille parole perché è in quello che ci riconosciamo uguali e accettati.
Sino a quando, ci sarà questa percezione collettiva scorretta dei corpi neri, lo sguardo rimarrà una potente arma e i nostri figli saranno bersagli facili e indifesi. Attraverso questa rubrica, mi piacerebbe stimolare delle riflessioni che possano aprire la porta ad un nuovo sentire, più consapevole e con una visione verso la pluralità e la multietnicità che ormai fa parte della vita di ognuno di noi. Gabriella Nobile

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L’autrice: Gabriella Nobile è fondatrice dell’associazione Mamme per la pelle. Ha scritto il libro “I miei figli spiegati a un razzista”, edito da Feltrinelli con la prefazione di Liliana Segre

 


L’articolo è tratto da Left del 19 marzo 2021

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