La pandemia ha riportato l’Africa in recessione dopo anni di crescita. Il distanziamento fisico ha gettato a terra le economie informali di vari Paesi. Ma se da un lato sono scoppiati nuovi conflitti, dall’altro la crisi non ha scoraggiato i giovani che chiedono più democrazia. Ne parliamo con Francesco Strazzari, politologo Scuola superiore Sant’Anna di Pisa

«Nonostante la pandemia i conflitti in Africa sono aumentati. Assistiamo a una crescita esponenziale dei fenomeni legati alle formazioni islamiste che si innervano su tutta una serie di situazioni preesistenti e spesso svincolate da un’unica matrice», racconta Francesco Strazzari della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, docente di Scienze politiche e fra i massimi esperti di conflitti in Africa. «Ne è un esempio il conflitto etiope, che ha colto quasi tutti di sorpresa perché è divampato in un Paese che, almeno nominalmente, registrava dinamiche positive. Il conflitto nel Tigray – approfondisce Strazzari – è innestato su una questione islamica (perché il fronte di liberazione Oromo ambisce a rappresentare la maggioranza della popolazione etiope che è di religione musulmana) ma a ben vedere non c’entra nulla. L’oromia ha una matrice musulmana ma non è connessa al Jihādismo internazionale».

Il nostro sguardo sull’Africa tende ad appiattire la complessità?
C’è un po’ la tendenza a osservare l’Africa come fosse un unico Paese, in realtà sono più di 50 Stati. La popolazione e il prodotto lordo africano sono più o meno equivalenti a quelli dell’India e con dinamiche comparabili. Ma il punto è che stiamo parlando di 55 sistemi economici differenti che si riflettono nelle dinamiche di sviluppo, sugli investimenti in infrastrutture e su tutto ciò che serve per avvicinarsi agli obiettivi del millennio che l’Unione africana stessa ha sottoscritto. Anche, se diversamente dall’Unione europea, l’Unione africana è una organizzazione intergovernativa senza elementi sovranazionali, i fenomeni interessanti su larga scala internazionale si rifanno in larga parte a quella agenda di integrazione economica. I primi pourparler cominciarono del 2015 ma poi i passaggi decisivi si sono avuti nell’ultimo paio di anni e sono stati rallentati dalla pandemia che ha riportato l’Africa in recessione, dopo anni di crescita ininterrotta. Con costi enormi sul piano sociale perché il distanziamento fisico in economie che sono ampiamente informali ha gettato a terra varie fasce della popolazione.

Si è detto che il Covid-19 abbia fatto meno vittime in Africa per la bassa età media. Quali riscontri ha?
Sul coronavirus in Africa andrebbero dette molte cose. I media hanno parlato di…


L’articolo prosegue su Left del 9-15 aprile 2021

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