Quello che è successo ad Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione Ue, al vertice di Ankara il 7 aprile, è l’emblema della situazione retrograda e violenta in cui il presidente Erdogan sta trascinando la Turchia dopo il gravissimo ritiro dalla Convenzione di Istanbul. Come è noto, il presidente turco il 20 marzo ha annunciato di aver tolto la ratifica dalla convenzione del Consiglio d’Europa siglata nel 2011 proprio in Turchia, che sancisce l’uguaglianza tra uomo e donna e definisce la violenza di genere come un atto discriminatorio e una violazione dei diritti umani.

E riprovevole e ripugnante è stato, sempre ad Ankara, il comportamento di Charles Michel, presidente del Consiglio d’Europa, che non ha reagito in alcun modo a questo insulto volgare che è un chiaro messaggio indirizzato alle donne e all’Europa più progressista: anche se sei la carica più importante con potere decisionale, tu sei una donna e per me non esisti. Così come non devono esistere le donne turche e curde che stando ai dati in 4 su 10 hanno subito violenze.

Ricordiamo che in Turchia ne sono state uccise 65 nei primi 65 giorni del 2021. Erdoğan purtroppo non conduce una battaglia solitaria. Anche in Polonia, a luglio 2020, il ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro aveva dichiarato di volersi dissociare dalla Convenzione, adducendo motivazioni anacronistiche e fortemente misogine e reazionarie. Se nel nostro Paese, almeno a parole, la situazione non è a questi livelli, la realtà dei fatti mostra che nonostante le buone intenzioni e i cambiamenti legislativi e culturali, le relazioni tra uomini e donne in alcuni contesti sono ancora pesantemente caratterizzate da discriminazioni, disuguaglianze e violenze.

Considerando gli ultimi dati sui femminicidi in Italia (femminicidioitalia.info), si conferma l’andamento cronico di tale fenomeno nel nostro Paese che, non dimentichiamolo mai, rappresenta solo la parte più evidente e inconfutabile di una violenza sistemica e strutturale contro le donne che è diffusa in tutto il mondo. Si confermano inoltre delle costanti che dovrebbero fornire indicazioni per una reale e non rimandabile azione politica, giuridica, sociale, di contrasto alla violenza, particolarmente per la prevenzione.
Dall’inizio dell’anno in Italia ci sono stati almeno 15 femminicidi. Tra questi vengono conteggiati due fatti ancora più terribili, se si può, che…

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Gli autori: Irene Calesini è psichiatra, psicologa clinica e psicoterapeuta. Si occupa da anni di vittime di violenza domestica. Viviana Censi è psichiatra e psicoterapeuta, lavora presso una Rems e un centro Dca di una ASL di Roma. Per L’Asino d’oro ed. è coautrice anche di “Abuso di alcol. Quando bere affoga il sentire”. Massimo Ponti è psicologo clinico e psicoterapeuta. Ha lavorato per anni nelle carceri Regina Coeli e Rebibbia di Roma e ha collaborato con le Università Roma Tre e Tor Vergata. Tutti e tre gli autori collaborano con la Scuola di psicoterapia dinamica Bios Psychè


L’articolo prosegue su Left del 16-22 aprile 2021

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