Nella città di Roma accade tutto. E tutti vogliono raccontare Roma. Troppa letteratura, forse, nell’illusione che lontano da qui nulla possa davvero avere un significato. Ma in fondo la letteratura rischia sempre di essere troppa, per cui l’importante è non dimenticare mai che ogni storia è nient’altro che una versione possibile dei fatti. Nel suo ultimo libro Nicola Lagioia ha raccontato Roma. È la sua Roma, la Roma da cui è stato accolto e divorato, la Roma che lo ha sputato fuori e lo ha scagliato lontano, la Roma da cui, a un certo punto della vita, ha sentito di doversi separare. La Roma della quale però non ha smesso di fare parte, nemmeno quando la sua casa era diventata un’altra, in un’altra città italiana e bellissima che sembra la capitale di un’altra dimensione. Torino rigorosa e asettica, da cui alla fine Lagioia è scappato via. Per tornare a Roma, città dei vivi e dei morti, il suo posto nel mondo, per sbagliato che possa o possa non essere.

La città dei vivi (Einaudi) è quindi la storia di Roma per Lagioia e di Lagioia a Roma. Ma prima di tutto è naturalmente la storia di Luca Varani, che a Roma è cresciuto, e a Roma è morto. La storia di Marco Prato, che a Roma è cresciuto e morto. La storia di Manuel Foffo, che a Roma è cresciuto e a Roma ha smesso di vivere senza morire. La città dei vivi, per l’esattezza, è la storia dell’ossessione di Lagioia per una vicenda terribile e drammatica, e di come quest’ossessione si è trasformata per lui in un’occasione per fare letteratura. Lagioia ha compiuto un’operazione canonica: pura autofiction, il resoconto letterario di come l’autore si è imbattuto nella sua storia e di come ha capito che quella era la storia che avrebbe voluto raccontare, e di come infine si è messo nelle condizioni di poterla raccontare, e di farlo in un certo modo. L’omicidio di Luca Varani, avvenuto il 4 marzo 2016, è uno dei fatti di cronaca nera più eclatanti degli ultimi anni. Morte, droga, alcol, sesso, omosessualità, una combinazione perfetta, un caso di scuola. Un episodio che…

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L’autore: Giovanni Dozzini è scrittore e giornalista. Da poco è uscito il suo nuovo libro Qui dovevo stare (Fandango) 


L’articolo prosegue su Left del 30 aprile – 6 maggio 2021

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