Oggi il soccorso nel Mediterraneo centrale è tollerato, ma le navi ong che sventano naufragi sono sottoposte a sequestro cautelativo per mesi. E il tratto di mare più pericoloso del pianeta resta deserto. La gente continua a morire nell’indifferenza dell’Europa. A cosa serve Frontex?

Da 4 anni, i pochi attori politici e le scarse voci che hanno mantenuto l’attenzione su quanto avviene nel Mediterraneo centrale, si ostinano a porre all’Unione europea, alle sue agenzie, ai governi dei Paesi del Sud Europa, una semplice domanda: perché non si interviene più per salvare chi fugge da un inferno come quello libico o dalle difficoltà della Tunisia e dell’Algeria? Le recenti immagini di 130 persone abbandonate in mare e annegate per la decisione di lasciare alle motovedette libiche il compito di intervenire, consapevoli dell’alto rischio di un mancato soccorso, hanno riproposto la domanda.

Ma questa vicenda ha inizio molti anni prima. Almeno dal 2006, in Parlamento, si spiegava come, per far diminuire gli arrivi, bisognasse rendere più rischioso e quindi costoso il viaggio. Negli anni successivi si giunse a sequestrare pescherecci che portavano in salvo persone. E, in base alla procura in cui si incappava, ci si poteva ritrovare indagati perché si interveniva per impedire un naufragio o, viceversa, per omissione di soccorso. Vinceva la discrezionalità. Ma già nel 2004 era stata formata l’agenzia europea Frontex, con lo scopo di «assistere gli Stati membri dell’Ue e i Paesi Schengen nella protezione delle frontiere esterne». Ovvero fermare chi non aveva diritto ad entrare in Europa. Dal 2008 al 2012, per diverse vicende, non ultime le Primavere arabe, il numero di persone che hanno cercato rifugio in Europa è sensibilmente cresciuto.

Nessuna invasione c’è mai stata – è importante ripeterlo – ma c’è stato un aumento dei rischi di naufragio che ha portato a dover ampliare gli interventi di salvataggio, soprattutto da parte della Guardia costiera. Contemporaneamente continuavano le pratiche, illegali, di respingimenti collettivi.
La strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 portò per un anno, con l’operazione Mare nostrum, con tutti i limiti, a salvare 120 mila persone. Poi per ragioni politiche interne e internazionali, la missione venne sospesa e il Mediterraneo centrale divenne un deserto. Frontex nel 2016 ebbe l’opportunità di modificare il proprio mandato ampliando le sue risorse. Divenne Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e il suo ruolo venne esteso alla gestione in proprio delle frontiere.
Da una parte la lotta alla “criminalità transfrontaliera”, dall’altra i servizi di ricerca e salvataggio nel contesto della sorveglianza delle frontiere marittime.
E proprio quando l’agenzia estende i propri compiti, le sue navi smettono di…


L’articolo prosegue su Left del 7-13 maggio 2021

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