Una lezione di coraggio, libertà e amore per la giustizia quella che viene raccontata a “Spiriti liberi” di Marzia Coronati, nel programma di Rai Radio3 “Vite che non sono la tua”

Ci sono storie di uomini e donne che meritano di essere raccontate. Nell’interesse collettivo. È quello che si prefigge il programma di Rai Radio 3 Vite che non sono la tua, raccontando personaggi più o meno famosi che, con le proprie battaglie personali, hanno inciso nella storia, nell’arte, nella politica, nella cultura. II programma va in onda il sabato e la domenica dalle 14.30 alle 15 e naturalmente online si possono riascoltare le puntate e  scaricare i podcast.

“Spiriti liberi. Quattro fedeli dalla vita spericolata” di Marzia Coronati con le bellissime illustrazioni di Vittorio Giacopini che raffigurano i protagonisti, è il ciclo in onda fino al 16 maggio che si concluderà con il ritratto di una donna particolare: Lidia Pöet, la prima studentessa donna a varcare la soglia di un’università italiana di giurisprudenza, mettendo poi a disposizione anche dei più deboli le proprie competenze legali e occupandosi molto della vita carceraria. Marzia Coronati è autrice anche del libro omonimo nato dalla collaborazione tra Confronti e Radio Rai Tre, con la prefazione di Goffredo Fofi.

Ma vediamo come la stessa Marzia Coronati presenta l’ingresso di questa giovane ragazza valdese all’università.

«1880. Università di Torino. Una studentessa affronta il professore di medicina legale, chiede di essere esonerata dal seguire le lezioni, studierà sui libri. Per lei è diventato troppo penoso e faticoso affrontare ogni giorno nugoli di studenti che la squadrano da testa a piedi, la deridono, la disturbano con frivoli bigliettini. Il professore rifiuterà seccamente la richiesta: se ha deciso di intraprendere questo percorso, lo dovrà portare avanti fino in fondo, a testa alta. La studentessa si chiama Lidia Pöet, il professore Cesare Lombroso».

«Sicuramente, anche senza la benedizione di Lombroso, – continua Coronati – Pöet sarebbe andata avanti sino alla fine senza farsi intimidire da niente e da nessuno, faceva parte del suo temperamento, della sua indole docile ma indomabile, del suo carisma deciso che l’aveva portata tre anni prima, nel 1878, a iscriversi alla facoltà di giurisprudenza: la prima donna in Italia a varcare quella porta».

Lidia Pöet era nata nel 1855 in un villaggio di montagna, nella Val Germanica, a una settantina di chilometri da Torino. Proveniente da una famiglia valdese di proprietari rurali, lei e i suoi sette fratelli avevano potuto vivere e studiare in un ambiente sereno. Lidia studia con passione. Ecco Coe lo racconta:
“Ero nata per studiare e non ho mai fatto altro, in un secolo nel quale le ragazze si occupavano esclusivamente di trine dell’ago e di budini di riso. Fu un male o un bene? Non so. Ma sento che se rinascessi tornerei daccapo”.

Una volta a Torino alla facoltà di Giurisprudenza, si laurea dopo soli tre anni, il 17 giugno 1881. È la seconda donna laureata in Italia, la prima in giurisprudenza. Scrive Marzia Coronati: «I giornali riporteranno la notizia pubblicando un suo ritratto e commentando che, stranamente, quella laureata in gonnella non era una legnosa zitella, ma una graziosa giovane donna, rimasta tale pur diventando erudita».
La sua tesi di laurea, prosegue l’autrice del ciclo “Spiriti liberi”, non poteva non riguardare la condizione delle donne. «È un bel saggio sul femminismo, che parte dalle sue radici storiche e affronta in particolare le problematiche legate al diritto di voto delle donne, un tema molto dibattuto in quegli anni, soprattutto in seguito alla violenta contestazione delle suffraggette inglesi. Perché si continua a sostenere che la partecipazione diretta della donna alla vita politica è una questione moderna, scrive Pöet proprio all’inizio della sua tesi, se tanti in passato sono stati gli esempi dell’esatto contrario?».

Una volta laureata, Lidia vuole esercitare la professione di avvocato. E qui però, comincia una lunghissima battaglia per l’iscrizione all’albo degli avvocati di Torino.
Nella puntata del 16 maggio sarà possibile ascoltare le tappe di questa vicenda, in un momento storico in cui le rivendicazioni delle donne di diritti simili agli uomini stavano attraversando tanti Paesi europei e anche gli Stati Uniti, a partire dal diritto al voto.

qui i podcast delle puntate 

Illustrazione di Vittorio Giacopini