Frasi di odio, discriminazioni, soprusi e violenze contro le persone disabili sono fenomeni all’ordine del giorno in Italia, e sono anche in aumento. Le vittime sono soprattutto donne. Parlano gli attivisti Simona Lancioni e Iacopo Melio

“Abilismo” è un neologismo che nasconde un mondo, spesso avvolto nel silenzio, fatto di violenze fisiche e verbali, soprusi e violazione dei diritti. La parola, come si legge nel sito dell’istituto Treccani, significa «atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone con disabilità» ed è diventata attuale attraverso il ddl Zan, al centro di un iter travagliato al Senato. A ottobre 2020, come aveva annunciato lo stesso Alessandro Zan, relatore della proposta di legge «contro l’omolesbobitransfobia e misoginia», era stato deciso «di accogliere la richiesta proveniente da molte associazioni di persone con disabilità di estendere le previsioni degli articoli 604 bis e ter del codice penale anche ai delitti commessi per ragioni legate alla disabilità della vittima».

Le cifre testimoniano una drammatica realtà. Numeri basati sulle segnalazioni di associazioni, istituzioni e privati cittadini. L’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) del ministero dell’Interno li fornisce nel rapporto del 2021 L’odio contro le persone disabili curato da Stefano Chirico e Federico Buscarino. I dati comunicati dall’Oscad all’Osce (Organizzazione per le sicurezza e la cooperazione in Europa) evidenziano che in Italia si è verificato un aumento di reati con vittime persone con disabilità: dai 157 casi del 2017 si è passati ai 207 del 2019. E le aggressioni fisiche sono raddoppiate: da 54 a 96. E sono segnalate anche rapine, furti, minacce.

E poi ci sono le discriminazioni multiple, ancora più violente. «Si sta cominciando a parlare, soprattutto ad opera di alcune attiviste, della…


L’articolo prosegue su Left del 14-20 maggio 2021

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