Cemento nei centri storici, deroghe al Codice degli appalti, con il rischio di minori tutele per la sicurezza dei lavoratori. Il cosiddetto Decreto Semplificazioni potrebbe produrre un bel "liberi tutti". Anche per mafie e corruzione, mette in guardia Libera

Era il sogno di certa destra (e mica solo la destra) e ora con il governo dei migliori si sta infilando come se fosse una cosa normale. Del resto l’aveva già detto il ministro Cingolani che il cosiddetto Decreto Semplificazioni sarebbe stata «un’accelerata» e quando questi usano il vero “accelerare” (o “snellire”) vogliono sempre dire, senza avere il coraggio di dirlo, che ci si prepara a un bel “liberi tutti”.

Così nella bozza che gira del decreto (44 articoli in 45 pagine) c’è spazio per il cemento anche nei centri storici, un sogno che non avrebbero potuto osare nemmeno i governi più arditi: «Nelle zone omogenee A, nei centri e nuclei storici consolidati» e altre aree «di particolare pregio storico e architettonico» si potrà ricostruire anche con «ampliamenti fuori sagoma o innalzamento dell’altezza» purché «nei limiti delle distanze legittimamente preesistenti».

Poi c’è il famoso capitolo sugli appalti che prevede uno snellimento che torna utilissimo alle mafie (e pensare che hanno smesso da qualche ora di commemorare Falcone). Lo spiega benissimo Libera: «I contenuti delle bozze del decreto semplificazioni sul codice degli appalti suscitano grande preoccupazione. Nel provvedimento si prevede una proroga fino al 2026 delle deroghe al Codice degli appalti, con un ulteriore innalzamento delle soglie per affidamenti diretti senza gara. La pericolosa logica emergenziale della “fuga dalle regole” allarga così il suo raggio di applicazione e si estende all’intero arco temporale di gestione dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Torna nella bozza il cosiddetto “appalto integrato”, in cui progettazione ed esecuzione dei lavori sono oggetto della stessa gara e quindi affidati allo stesso aggiudicatario, con una pericolosa commistione di ruoli che depotenzia la funzione pubblica di programmazione e controllo. Per le opere del Recovery viene infatti abrogato il divieto di affidamento congiunto previsto dal Codice degli appalti e l’aggiudicazione può avvenire sulla base del criterio del prezzo più basso. Un meccanismo dagli effetti negativi ben noti: deresponsabilizzazione delle stazioni appaltanti da un lato, dall’altro gli incentivi per le imprese a recuperare sui costi con accordi collusivi, perizie suppletive e varianti d’opera, oppure allentando le tutele alla sicurezza dei lavoratori. Illudersi di velocizzare le procedure per questa via è una strategia miope e rischiosa, che apre la strada ad una liberalizzazione di fatto potenzialmente criminogena delle gare d’appalto, un vero e proprio “liberi tutti” per mafie e corruzione».

Liberalizzare l’utilizzo senza limiti dei subappalti è il sogno recondito delle mafie da qualche decennio e, volendo ben vedere, cozza anche con la retorica sui morti di lavoro che ci ha pervaso fino a qualche settimana fa. Ma il punto di fondo è sempre quello: se si è incapaci di migliorare le regole togliere quelle esistenti non sembra proprio un’idea degna dei migliori. Proprio no.

Buon lunedì.

(nella foto un cantiere dove si è verificato un incidente sul lavoro, Roma, 20 luglio 2020)