“Razzismo inconsapevole”, rubrica a cura di Gabriella Nobile

Buongiorno Gabriella mi chiamo Anna.
Sono come lei una mamma adottiva di tre fratelli brasiliani, che hanno riempito le nostre vite da più di 10 anni. Sono molto diversi tra di loro, la piccola è chiara, il mediano è nero e il grande ha la pelle olivastra e gli occhi verdi. Hanno la stessa madre ma padri diversi e il colore della loro pelle ha fatto in modo che anche le loro vite fossero molto diverse.
Leon, il secondo, ha solo 15 anni e il suo più grande desiderio è quello di essere invisibile.
Di solito i fratelli nati in mezzo devono sgomitare parecchio per farsi notare, lui, a differenza degli altri invece si sente diverso da tutti noi e questo, grazie alle persone che glielo sottolineano sempre.
«Ma che belli i tuoi figli, lui è adottato vero?» e lo indicano.
I fratelli si sono sempre un po’ presi in giro per questo ma dopo l’ultimo episodio, Leon si è chiuso in se stesso e guarda con ossessione la serie Tv Zero, dove c’è un ragazzo nero che ha il dono dell’invisibilità.
Un giorno era uscito per comprare un regalo alla sorella per il suo 13esimo compleanno, aveva messo via i soldi per molti mesi e il resto lo avevamo integrato io e suo papà.
Voleva prenderle una cintura di un noto brand che lei sognava da sempre.
Entrato nel negozio, gli hanno chiesto di uscire senza fare storie
«Questo non è posto per te» aveva detto la commessa infastidita.
«Ma io devo comprare una cintura per mia sorella» aveva risposto lui
«Non credo tu possa avere i soldi per comprare neanche il sacchetto che lo contiene, vai via».
Leon è tornato a casa livido dalla rabbia, non ci ha raccontato nulla per giorni e si è chiuso in un mutismo allarmante.
Un giorno, mentre era a scuola, ho deciso, contro le mie regole di leggere il suo diario e lì ho scoperto tutto.
– Nessuno mi vuole perché sono nero.
– La mia vita non vale niente.
– Questo è un mondo per bianchi.
– Voglio essere invisibile.
Mi sono molto spaventata, avevo paura che si facesse del male.
Il pomeriggio quando è tornato a casa aveva in mano un pacchetto, tutto infiocchettato di quel brand che cercava.
Preoccupata gli ho chiesto come avesse fatto, che sapevo cosa era accaduto, che ero molto dispiaciuta e che avremmo dovuto denunciare quella ragazza nel negozio.
Mi ha detto «Missione compiuta mamma, ho usato il mantello invisibile».
Mio marito la sera stessa mi ha confessato di averlo accompagnato nel negozio e di aver fatto una bella ramanzina alla commessa ma per quanto ancora potremo difenderlo da questa mentalità razzista? Quando i pregiudizi lasceranno il posto alla consapevolezza e all’accettazione del diverso da noi? Quando mio figlio potrà finalmente voler essere felicemente visibile?

*

Cara Anna, purtroppo lettere come la sua arrivano alla mia associazione Mamme per la Pelle quotidianamente e ogni volta mi strappano il cuore.
I nostri figli hanno già enormi difficoltà a riconoscersi figli perché di etnia diversa dalle loro famiglie, hanno già difficoltà ad elaborare l’abbandono, hanno già difficoltà a fare pace con se stessi e il loro passato.
Ci manca anche la società che mette loro un carico da 90 facendoli sentire inadeguati e non accettati.
Queste aggressioni, che purtroppo avvengono troppo spesso, devono però renderli più forti, più consapevoli della loro bellezza e più fieri del valore della loro diversità.
Non potremo difenderli per sempre, possiamo solo cercare di stare loro vicini quando vacilleranno. La nostra lotta deve essere contro questa cultura all white, dobbiamo combattere affinché questi gesti vengano puniti e ci siano finalmente delle leggi che impediscano ad una commessa di dire e fare quello che le passa per la mente senza tenere conto delle conseguenze.

*-*

Gabriella Nobile è fondatrice dell’associazione Mamme per la pelle.  Ha scritto il libro I miei figli spiegati a un razzista, edito da Feltrinelli con la prefazione di Liliana Segre


L’articolo è tratto da Left del 21-27 maggio 2021

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