Noi pensiamo che la lotta per la piena affermazione di diritti civili e sociali universali sia la colonna vertebrale di una sinistra radicale, progressista, laica e moderna. Le due piazze della settimana scorsa, quella arcobaleno per il ddl Zan e quella sindacale ne sono state una rappresentazione plastica e viva.

«Ma la sinistra da che parte sta, da quella dei diritti civili o da quella dei diritti dei lavoratori? La sinistra si è dimenticata dei diritti sociali?». Mi è stato chiesto come se i diritti fossero una coperta corta da tirare da una parte o dall’altra.

Quello che è facilmente documentabile sulle pagine di Left è che per noi la questione del lavoro è stata ed è un tema cardine, prioritario. Da anni denunciamo la precarizzazione del lavoro, favorita da provvedimenti come il renziano Jobs act che ha di fatto cancellato l’articolo 18. Da anni denunciamo i motivi per cui si continua a morire sul lavoro.

Una inaccettabile strage che non si è fermata neanche durante questi lunghi 16 mesi di pandemia. Tutt’altro visto che i morti nei primi tre mesi del 2021 sono aumentati dell’11% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Oltre alla mancanza di sicurezza sul lavoro ora a incombere è anche lo spettro della disoccupazione.

Al milione di posti già andati perduti si stanno per aggiungere le conseguenze nefande dello sblocco dei licenziamenti, per quanto selettivo.

Ma non meno importanti per noi di Left sono le questioni che riguardano i diritti civili e la battaglia per la laicità. Contro l’offensiva vaticana ai diritti delle donne abbiamo scritto fiumi di inchiostro. Sistematicamente abbiamo denunciato gli attacchi alla 194 che, complici i medici obiettori di coscienza, sono stati sferrati da Oltretevere. Puntualmente abbiamo stigmatizzato gli interventi a gamba tesa dello Stato vaticano per imporre alla Stato italiano leggi antiscientifiche e liberticide come quella sulla fecondazione assistita.

Quel che è accaduto per il ddl Zan con la Nota verbale della Segreteria di Stato consegnata all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede il 17 giugno era già accaduto, per altre vie, ai tempi del referendum sulla legge 40/2004, quando il cardinal Ruini, rilanciato da una schiera di politici italiani genuflessi, invitò a non andare a votare per far sì che non fosse raggiunto il quorum. E potremmo fare molti altri esempi di intromissione che riguardano l’autodeterminazione, le scelte di vita, la sfera affettiva privata, il fine vita, la tutela dei minori (che la Chiesa ancora nega considerando la pedofilia un delitto contro la morale e non un reato contro la persona), l’istruzione e la ricerca (ricordate la crociata contro la ricerca sulle staminali embrionali?).

I cosiddetti diritti civili sarebbero dunque meno importanti di quelli sociali? Che senso ha riproporre questa contrapposizione? Davvero esiste una sinistra “da Ztl” che si occupa solo di diritti civili e una sinistra che pensa solo ai bisogni materiali e non alle esigenze di relazione e di realizzazione di sé delle persone? Noi pensiamo che la lotta per la piena affermazione di diritti civili e sociali universali sia la colonna vertebrale di una sinistra radicale, progressista, laica e moderna. Le due piazze della settimana scorsa, quella arcobaleno per il ddl Zan e quella sindacale ne sono state una rappresentazione plastica e viva.

Su queste due gambe la sinistra può e deve ripartire. Lo argomentiamo su questo numero rilanciando la battaglia per l’abolizione del Concordato, figlio dei fascisti Patti lateranensi del 1929, come ci ricorda la Uaar. Ma anche mettendo in luce quanto sia grave il vulnus democratico dell’ingerenza vaticana nelle faccende dello Stato italiano con l’avvocato Carla Corsetti di Democrazia atea. E soprattutto tornando a denunciare le responsabilità della Chiesa nella copertura di preti pedofili (nonostante gli slogan l’era Bergoglio non ha segnato alcun cambio di passo, come ricostruisce Federico Tulli, autore di libri inchiesta come Chiesa e pedofilia e Giustizia divina).

In Europa solo l’Ungheria e la Polonia fanno leggi omofobe e misogine intrise di dottrina e plaudite da Meloni e Salvini. All’opposto dei nostrani sodali di Orban e Kaczyński noi ci battiamo perché l’Italia si liberi pienamente dal giogo dell’oscurantismo religioso. Come abbiamo visto anche nelle manifestazioni pro ddl Zan la società italiana è molto più avanti della sua classe politica e di governo.

I rapporti sulla secolarizzazione stilati dalla Cgil Nuovi diritti con Critica liberale, da molti anni, ci parlano di una società italiana sempre più laica e consapevole, in linea con quel che accade nella maggior parte dell’Europa: la settimana scorsa il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione a sostegno dei diritti delle donne e delle loro libere scelte riproduttive o meno. Ma se questa dei diritti civili è una delle due gambe su cui si regge questo numero di Left l’altra, altrettanto salda, è quella dei diritti sociali indagando gli scenari che si aprono dopo lo sblocco dei licenziamenti, mentre viene annunciato un rimbalzo dell’economia che ancora non si è concretizzato, quando non è ancora stata varata una organica riforma degli ammortizzatori sociali in senso universalistico.

L’inchiesta di Giuliano Granato offre un quadro approfondito, a cui si aggiunge il racconto del sindacalista della Flai Cgil Jean-René Bilongo, portavoce della lotta degli “invisibili”, dei lavoratori migranti, sfruttati, sottoposti alle vessazioni del caporalato, che hanno scioperato e manifestato in Calabria, chiedendo di non sia lasciato indietro nessuno anche nella vaccinazione.


L’editoriale è tratto da Left del 2-8 luglio 2021

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