Nessun obbligo di collaborazione con la magistratura da parte dei vescovi. Procedure segrete o poco trasparenti. Sono la matrice della diffusione della pedofilia ecclesiastica. Eppure è così che la Cei gestisce i casi di stupro. Perché lo consente il Concordato. L’Italia lo sa ma non fa nulla

«Really?», «Tu es sérieux?», «Ma veramente?». Dapprima Sophia e Jean scoppiano a ridere pensando che li stia prendendo in giro, tanto è assurdo ciò che gli sto raccontando. Poi di fronte alla mia espressione di sconforto mi chiedono di saperne di più. E li “porto” alla fonte, cioè sul sito ufficiale del Vaticano per leggere insieme l’articolo 4 del Nuovo Concordato tra la Chiesa e lo Stato italiano. Perché questo articolo? Perché è quello in cui si prevede che gli ecclesiastici «non sono tenuti a dare ai magistrati o ad altra autorità civile informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero». E, poco più avanti, nel Protocollo addizionale, in relazione all’art. 4 il testo prosegue: «La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici».

Sophia e Jean sono due studenti di una scuola di giornalismo di Parigi. E questa conversazione è avvenuta il 24 febbraio 2019 nella redazione di Left.

I due giovani colleghi erano stati inviati a Roma, come centinaia di altri giornalisti stranieri, per seguire un summit dal titolo “La protezione dei minori nella Chiesa” organizzato in Vaticano e voluto da papa Francesco con l’obiettivo di coinvolgere a livello mondiale tutti i capi delle conferenze episcopali e i responsabili degli ordini religiosi al fine di dare una concreta svolta alla lotta contro la diffusione della pedofilia all’interno della Chiesa. Una battaglia fino a quel momento senza dubbio persa.

Sophia e Jean avevano notato lo scarso risalto dato dalla stampa italiana all’argomento, limitandosi il più delle volte a riportare acriticamente le “solite” dichiarazioni di buone intenzioni del porporato di turno propalate dalla sala stampa vaticana. Veline, insomma, della teocrazia d’Oltretevere. Fu quindi facile per loro accorgersi che il nostro giornale invece era uscito con una storia di copertina di ben venti pagine. Il titolo era…


L’articolo prosegue su Left del 2-8 luglio 2021

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