Mentre c'è chi fa propaganda contro il reddito di cittadinanza, i numeri del Rapporto Inps fotografano la realtà di chi lo percepisce. Il ministro Orlando, intanto, sospetta che stia per essere attuata una «pericolosa, sbagliata campagna contro i poveri»

Sempre a proposito della narrazione del divano che continua incessante, che anche ieri si è infilata tra le pieghe di una nazione in festa per la vittoria al campionato europeo di calcio e che si è ripetuta tra promesse di referendum per abrogare il reddito di cittadinanza e lamentele di imprenditori che non trovano lavoratori ieri è stato presentato il XX rapporto dell’Inps e forse conviene guardare i numeri prima di cedere alla propaganda. Perché è sano che ci siano opinioni differenti e si confrontino ma è indispensabile evitare strumentalizzazioni e politica da social. Almeno questo.

A proposito della boutade del referendum vale la pena leggere una riflessione di Giampaolo Coriani: «Al fenomeno di competenza che, sui social, invitava con riflesso condizionato fantozziano la “dottoressa Ferragni” al confronto per spiegarle il funzionamento del Senato, perché la politica non si fa sui social, è sfuggito che non può essere depositata una richiesta di referendum nell’anno antecedente lo scioglimento delle Camere e nei sei mesi successivi. Visto che la legislatura finisce nel 2023, nel 2022 difficilmente si raccoglieranno firme per abrogare il reddito di cittadinanza. Se ne parla nel 2024, ma ci sarà un altro problemino da risolvere per il competente proponente, cioè tornare in Parlamento».

I numeri dicevamo. A proposito del reddito di cittadinanza l’importo medio ricevuto dagli 1,18 milioni di nuclei familiari – corrispondenti a 3,7 milioni di persone – che lo percepiscono è di 583 euro complessivi, compresa dunque la parte destinata a pagare l’affitto o il mutuo. Quando sentite qualcuno che vi dice che quella cifra sarebbe abbastanza per poter dire no a un lavoro qualsiasi (che non sia uno sciacallaggio e uno sfruttamento per quelle cifre) potete anche sorridergli: essere fuori dalla realtà non è un reato ma voler imporre la propria ignorante distorsione della realtà non dovrebbe funzionare.

A 515mila nuclei familiari è stata assicurata l’estensione dei congedi dal lavoro per favorire la conciliazione dell’attività lavorativa con le esigenze familiari e di cura; 850mila nuclei familiari hanno fruito del bonus baby-sitting; a 722mila famiglie con gravi difficoltà economiche è stato erogato il Reddito di emergenza (Rem). Poi 216mila bonus per lavoratori domestici; 1 milione e 800mila nuclei familiari (circa 3,7 milioni di individui) hanno beneficiato del Reddito di cittadinanza o della pensione di cittadinanza. Ora resta da vedere da che lato leggere questi numeri: ci interessano i soldi pubblici spesi o le famiglie salvate? Questo è il punto. Da che parte stare?

Sempre a proposito di numeri c’è un’enorme questione meridionale che sembra sparita dal dibattito pubblico. Come ha spiegato ieri il presidente dell’Inps Tridico i percettori si contano in maggioranza al Sud e nelle isole: 818mila le famiglie coinvolte e circa 2 milioni di persone, contro 281mila nuclei e 557mila persone al Nord. Secondo i quadri dell’Inps, la Campania è la regione con il più alto numero di percettori di reddito o pensione di cittadinanza (oltre 255mila solo quelle che percepiscono RdC). Qui, le famiglie che hanno beneficiato del reddito o della pensione di cittadinanza a maggio 2021 sono state 275mila, un numero che sfiora quello delle regioni del Nord insieme (281.786). Nel complesso le persone raggiunte sono circa 716mila e percepiscono una cifra mensile media di 623 euro. Al secondo posto la Sicilia, dove quasi 223mila famiglie ricevono il reddito di cittadinanza. Siamo sicuri che sia tutta una questione di truffatori dello Stato? Se ne siete convinti basta che abbiate il coraggio di dirlo apertamente, senza poi indossare felpe per la campagna elettorale. «Non si tratta di un dato particolarmente sorprendente dato che queste regioni sono caratterizzate da bassa occupazione e forte incidenza della povertà. La disuguaglianza salariale risulta quasi raddoppiata, con una varianza da 0,24 nel 1985 a 0,44 nel 2018». A colpire maggiormente è «che tale incremento avviene per un terzo all’interno delle aziende indipendentemente da settore o dimensione aziendale», ha spiegato ieri Tridico.

Il ministro Andrea Orlando ieri ha invitato «a leggere il rapporto prima di parlare del reddito di cittadinanza». «Lo dico – ha spiegato – perché credo che la discussione che si sta sviluppando prescinde completamente dai dati che emergono dal rapporto». Per il ministro, l’aria che tira «fa sospettare che si sia in procinto di attuare una pericolosa, sbagliata campagna contro i poveri e di criminalizzazione della povertà. Se così fosse non sarebbe utile al Paese che ha bisogno di pace sociale, di coesione e non ha bisogno di riaprire fratture profonde».

E quindi rimane la domanda sostanziale: se è vero che il reddito di cittadinanza ha tutto il diritto di essere contestato e perfino abrogato cosa si ritiene di poter fare per governare questi numeri che non sono altro che persone in regime di povertà? Questo è il punto. Perché i partiti che sostengono questo governo non potranno continuare a farlo a lungo eludendo la vera questione.

Noi, da parte nostra, insistiamo.

Buon martedì.

(nella foto la presentazione del Rapporto Inps con il ministro Orlando e il presidente Inps Tridico)