Lo scrittore legato alla classe operaia e il fotografo Lewis Hine nei primi anni del Novecento condussero una grande battaglia culturale contro lo sfruttamento dei minori nelle fabbriche statunitensi. Una storia che è stata al centro di un laboratorio di traduzione in un liceo
di Civitanova Marche e che ha dato origine a un libro

Johnny è un ragazzino di 12 anni che lavora con la madre in una fabbrica tessile. Lavora da quando era solo un bambino, è nato letteralmente fra gli ingranaggi delle macchine, dove la madre, distesa sul pavimento, lo ha dato alla luce – o, per meglio dire, alla luce opaca e plumbea del reparto telai, con il rumore assordante delle macchine nelle orecchie, respirando l’aria densa di filamenti di iuta. Non conosce che il lavoro, e crescendo diventa sempre più veloce ed efficiente, un operaio modello, quanto di più vicino ci sia a una macchina e di più lontano dalla natura umana. Come lascia presagire il titolo del racconto di Jack London di cui è protagonista, L’apostata, a un certo punto Johnny smette di essere un uomo “verticale” e smette di muoversi, rinnegando così, attraverso la sua immobile orizzontalità, il dio del lavoro e il mito dell’efficienza.

Alla classe operaia, in cui era nato, Jack London era profondamente legato. Lo scrittore (il cui vero nome era John Griffith Chaney, detto Johnny) questo abisso di umanità oppressa e dolente se lo portò dentro sempre, anche quando ormai era uno scrittore affermato e un uomo ricco e famoso in tutto il mondo. Nel 1902 cominciò a raccogliere dati e a consultare documenti sull’enorme slum dell’East End londinese, ma soprattutto decise di eliminare qualsiasi barriera tra sé e l’oggetto della sua indagine, e in questo metodo lo scrittore si faceva già reporter. Per accorciare il più possibile le distanze tra l’osservatore e gli osservati, fra esterno e interno, “cambiò pelle”, indossando abiti da straccione e affittando una stanza nel cuore più tetro del quartiere, in Flower & Dean Street, a poche decine di metri dall’intrico di vicoli in cui, appena 15 anni prima, aveva commesso i suoi delitti Jack lo Squartatore.

Questo metodo di indagine e rappresentazione della realtà London lo applica in tutta la sua produzione letteraria, che vede spesso protagonista “il popolo dell’abisso” (titolo, appunto, che darà al suo romanzo-reportage sull’East End, pubblicato in Italia, a cura di Mario Maffi, da Mondadori), da cui lo scrittore stesso proviene – un’origine che da una parte fugge, dall’altra vorrebbe riscattare. In molte delle sue opere si percepisce potente il…

L’apostata, il racconto di Jack London tradotto dai ragazzi del liceo “Da Vinci” di Civitanova Marche nell’ambito del progetto Il traduttore in classe – La voce dell’altro pubblicato da Giaconi editore a cura di Stella Sacchini e Fabio Pedone, viene presentato l’1 agosto a Pedaso (Fermo), come evento conclusivo della quarta edizione del festival di traduzione BookMarchs – L’altra voce. Info www.bookmarchs.it    


L’articolo prosegue su Left del 30 luglio – 5 agosto 2021

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