A Bologna la Logista licenzia 90 lavoratori via whatsapp. Alla Modular di San Vendemiano non si possono prendere bottigliette d'acqua fuori dalle pause. Mentre Laila El Harim a Modena muore incastrata in un macchinario come Luana D'Orazio

Veloce rassegna stampa tra le notizie delle ultime ore.

Alla Modular, ditta di San Vendemiamo che fa parte del gruppo Nice di Oderzo, la dirigenza ha pensato bene di comunicare che «come da comunicazioni esposte negli scorsi anni, le bottigliette d’acqua possono essere prelevate esclusivamente prima dell’inizio del lavoro o durante le pause». In orario di lavoro è vietato avere incidentalmente avere una sete non preventivata perché il fatturato ne risentirebbe a causa della mal organizzata idratazione dei dipendenti. Effettivamente questa fa il paio con i dipendenti di Amazon costretti a pisciarsi addosso per non perdere tempo. Le funzioni vitali, hanno scoperto dalle parti della brillante imprenditoria, sono un enorme ostacolo alla crescita del fatturato. Evidentemente madre natura è comunista e sfaticata. Del resto Matteo Renzi (uno che nella sua vita non ha mai lavorato, facendo sempre politica) ci ha sgridato perché non siamo più abituati a soffrire, lui che si consuma le suole nel salire e scendere dalle scalette degli aerei privati che lo portano dai più brillanti dittatori del mondo.

A Bologna i lavoratori della Logista, multinazionale monopolista nella distribuzione del tabacco, sabato sera hanno ricevuto un messaggio WhatsApp che diceva testualmente: «Da lunedì 2 agosto lei sarà dispensato dall’attività lavorativa. Cordiali Saluti». Circa 90 persone in 36 ore scoprono di non avere più un lavoro. Molti di loro sono in ferie dopo una pandemia che non ha mai fermato l’attività (il tabacco è stato considerato bene essenziale, ovviamente) e alla Logista non si è pensato di chiudere nemmeno quando è scoppiato un focolaio di Covid. Chissà se ora qualcuno della cosiddetta “classe dirigente” di questo Paese ci insegnerà anche come “soffrire” bene mentre in 36 ore tocca riorganizzare tutta una vita, chissà che non ci spieghino anche il senso educativo che sta nella precarietà impaurita di chi sa di potersi ritrovare senza reddito nel giro di qualche ora. Ovviamente Logista non è in crisi e non ha registrato nessuna perdita di fatturato.

Ieri il Gip di Ravenna Corrado Schiaretti, su richiesta della Procura, ha sequestrato mezzo milione di euro al Papeete Beach, il famoso locale preferito di Matteo Salvini: lì, tra cubiste che ballavano l’inno nazionale con l’ex ministro dell’inferno alla console e tra bicchieri di mojito il leader della Lega ha intravisto l’enorme spessore politico del proprietario Massimo Casanova che giustamente è stato premiato con un bel seggio al Parlamento europeo. Nella lunga lista di imprese – 35 in totale – destinatarie del decreto di sequestro emesso dal Gip, nell’ambito dell’inchiesta sulla Mib Service, compaiono infatti anche la Papeete srl e la Villapapeete srl, entrambe intestate a Rossella Casanova, sorella di Massimo. Per la prima il sequestro è di 384.676 euro, per la seconda di 147.142 euro. L’accusa verso gli imprenditori che hanno subito i sequestri è perlopiù di avere utilizzato – come riportato dalla stampa locale – fatture relative a operazioni ritenute inesistenti per evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto. L’estate scorsa Casanova tuonava contro il governo Conte che aveva deciso di chiudere le discoteche dicendo che non c’era nessun contagio (ricordate la favola del Covid che era stato sconfitto) e diceva testualmente: «Quella di Ferragosto è stata l’ultima serata. Ovviamente ci saranno problematiche: merce pagata che rimarrà ferma un anno, tasse». Poi aggiunse: «Stasera ne sono sbarcati altri 100, ma dove vogliamo andare a finire? Che senso ha prendersela con le imprese? Questo governo non ha la minima idea di cosa voglia dire gestire un’attività, non sanno cosa significhi non dormire la notte per il pensiero delle banche e di centinaia di famiglie che, questo inverno, non potranno dar da mangiare ai figli». Poi si era lamentato per il ritardo dei ristori (pensate quanti ristori in più si sarebbero potuti pagare con i soldi evasi) e ovviamente contro i giovani che non hanno voglia di lavorare: guardando il suo bilancio i soldi che ha speso nel 2019 per i suoi lavoratori (dice lui “quasi 450”) fanno una media di 2.500 euro ciascuno all’anno. 2.500 euro per ogni lavoratori, in tutto l’anno.

Ve la ricordate Luana D’Orazio morta a giugno incastrata in un macchinario su cui lavorava? Ricordate lo sdegno? È successo di nuovo, ieri: Laila El Harim è rimasta incastrata in un macchinario, probabilmente una fustellatrice ed è morta. Lascia il compagno e una figlia di 4 anni. È accaduto a Modena presso la Bombonette, ditta specializzata nella lavorazione della carta e packaging per pasticceria. A Modena mancano almeno il 30% degli ispettori del lavoro e sono pochi anche gli ispettori di Inps, Inail e Ausl. Sono circa 58mila le aziende. Sul lavoro si muore oggi come 50 anni fa, come se non ci fosse stato nessun avanzamento tecnologico: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto, il trascinamento da un rullo. Ci sarà ancora lo sdegno (un po’ meno perché la vittima questa volta è di origine marocchina) e poi basta. A proposito: la sicurezza sul lavoro doveva essere una priorità del Pnrr. Com’è andata a finire?

Il dibattito politico tutto concentrato su quanto faccia schifo il reddito di cittadinanza e sui poveri che sono solo indolenti. Il sadismo imprenditoriale invece rimane taciuto, come se fosse normale. Avanti così.

Buon mercoledì.