Il neocolonialismo della Nato che miseramente fallisce in Afghanistan è un argomento che non si può toccare. Ancora ci si convince che serva la guerra per fare smettere le guerre

Per fare la guerra bisogna essere abili a sganciare bugie, insieme alle bombe. Gli Usa su questo sono maestri ma anche dalle nostre parti la lezione sembrano averla imparata in tanti.

Venti anni fa osservavamo impressionati gli uomini che cadevano nel cielo dalle Torri gemelle, gente già morta che come ultimo atto decideva di morire di mano propria come se davvero potesse essere un sollievo, ieri abbiamo visto gente morta cavalcare gli aerei militari americani mentre decollavano dall’aeroporto di Kabul per poi cadere nel cielo ancora. Ed è solo la più scenografica delle rappresentazioni del dolore che ci arrivano dall’Afghanistan che venti anni dopo torna a essere quello di venti anni fa, con l’unica differenza di una mostruosa quantità di soldi spesi per i signori della guerra e di civili che sono rimasti sotto le bombe.

In un’intervista di Riccardo Iacona dello scorso 14 maggio Gino Strada (che tutti incensano anche se per tutta una vita l’hanno tradito) raccontava che in questi venti anni il carico di lavoro di Emergency in Afghanistan è rimasto costante (150mila interventi chirurgici per ferite di guerra). «Una guerra che non ha alcun senso – diceva Strada – che è stata anche una battaglia persa sul piano militare: venti anni dopo gli Usa se ne vanno e i talbeani sono ancora lì». Duemila miliardi spesi in tutto. Circa otto miliardi e mezzo messi dal governo italiano (più di quanto arriverà alla sanità con il Recovery fund). Di questi soldi solo 320 milioni sono finiti in cooperazione sociale: tutto il resto in guerra, solo guerra. Uno Stato finito più povero, con quattro milioni e mezzo di profughi (circa il 25% della popolazione) che sono stati trattati come indolenti. Con un ventesimo di quei soldi, diceva Strada, l’Afghanistan oggi sarebbe una nuova Svizzera. E poi ci sono i 150mila morti, in prevalenza civili (con la solita bugia delle missioni di pace).

A proposito di bugie. Sembra sfuggito il fatto che l’Afghanistan fosse dipinto come colpevole di avere protetto Bin Laden (e quindi colpevole di avere un ruolo importante nell’attentato dell’11 settembre del 2001) eppure fu chiaro quasi subito che nessun cittadino afghano avesse avuto un ruolo in quell’attacco. Allora la bugia fu che i talebani proteggessero Bin Laden (che tra l’altro era al confine del Pakistan): se fosse scappato in Cina (con cui l’Afghanistan confina) avrebbero bombardato la Cina? E i sauditi che erano sugli aerei quell’11 settembre? Niente guerra lì, solo Nuovo Rinascimento e vendita delle nostre armi.

Bugie, bugie. Ora la politica che con la guerra e la violenza pasteggia tutto il giorno riesce addirittura a sciacallare contro i propri avversari politici banchettando sugli afghani: a destra si accusano le femministe di non empatizzare con le donne afghane (ma davvero, ma che c’entra?) e Salvini e Meloni fanno a gara per puntare il dito contro il mondo fingendosi disperati. Sono gli stessi che poi chiuderanno le porte agli afghani in fuga. Sarà la stessa Europa che ha appaltato ai tiranni la gestione dei disperati della Siria e della Libia a trovare una nuova Lampedusa in cui rinchiuderli. Bugie, Bugie. C’è perfino chi vorrebbe convincerci che i profughi siano la vera emergenza, invertendo le priorità e dimenticandosi che l’emergenza sono le vittime della guerra.

Bugie, bugie. Politici italiani che dimenticano di avere votato a larga maggioranza l’intervento militare in Afghanistan in contrasto con la risoluzione Onu 1368 del 12-09-01 solo per non scontentare gli Usa. Si sono dimenticati di avere votato il finanziamento di questa missione tutti gli anni, l’ultima volta a giugno di quest’anno. Bugie, bugie: il neocolonialismo della Nato che miseramente fallisce è un argomento che non si può toccare. Ancora ci si convince che serva la guerra per fare smettere le guerre.

E poi la bugia più insopportabile: stupirsi, fingendosi stupiti per scrollarsi di dosso la memoria e con lei le responsabilità.

Buon martedì.

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