Dicono che siano diversi da quelli di una volta. Ecco come i "democraticissimi" talebani hanno subito dato un'idea della loro democratica maturazione: morti e feriti tra i civili a Jalalabad, donne e bambini picchiati. E, infine, la dichiarazione: «Non discuteremo quale tipo di sistema politico dovremmo applicare. È la legge della Sharia»

Qualcuno finge perfino di crederci in questa guerra di narrazioni e diplomazie che i talebani siano davvero diversi da quelli di una volta, pronti come sono stati a rassicurare la comunità internazionale con una conferenza stampa e interviste che sembrano uscite da quelle brutte scuole di politica fatte per corrispondenza.

Mercoledì sono scesi in piazza centinaia di giovani a Jalalabad che hanno sostituito le bandiere bianche talebane con il vessillo nazionale afghano nero, rosso e verde. I “democraticissimi” talebani hanno subito dato un’idea della loro democratica maturazione uccidendo 3 persone e ferendone almeno 12. Il reporter di un’agenzia di stampa locale, Babrak Amirzada, ha riferito di essere stato picchiato mentre riprendeva le proteste.

Alberto Zanin, coordinatore medico del centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency a Kabul, ha raccontato di conflitti a fuoco nell’aeroporto di Kabul: «Ci sono feriti da arma da fuoco perchè qualcuno sta impedendo di avvicinarsi agli aerei, anche se ci viene difficile capire chi fa che cosa. Stamattina la situazione era ancora calda, con raffiche contro i civili, ma ad ora non abbiamo ancora ricevuto feriti dall’aeroporto».

Nella provincia di Bamiyan i talebani hanno fatto saltare in aria la statua di Abdul Ali Mazari, leader di una milizia sciita ucciso dai talebani nel 1996. Lo riferiscono Associated Press e Al Jazeera. Mazari era un comandante della minoranza etnica Hazara, perseguitata dal regime sunnita talebano.

Dovrebbe esserci un accordo tra talebani e Usa per consentire un “passaggio sicuro” verso l’aeroporto di Kabul (presidiato da soldati americani e preceduto da posti di blocco dei talebani) ma il Guardian scrive di testimonianze di botte e frustate a bambini e donne per impedire loro l’accesso all’aeroporto. Circolano immagini di un una donna e un bambino con ferite alla testa dopo essere stati picchiati nel tentativo di aggirare il posto di blocco.

Poi c’è la vicenda dell’ex presidente Ashraf Ghani accusato di essere un traditore vigliaccamente scappato portandosi con sé 170 milioni di euro: in un video su Facebook l’ex presidente dell’Afghanistan (riparato negli Emirati Arabi Uniti dove è stato accolto “per motivi umanitari”) nega tutto dicendo di non avere avuto nemmeno il tempo di indossare le scarpe e raccontando: «Mi hanno costretto a evacuare». Nell’Arg, il palazzo presidenziale, ci sarebbero stati «militanti stranieri che cercavano stanza dopo stanza». È dovuto scappare per non fare la fine del presidente Najibullah, per evitare che «il presidente venisse ucciso di fronte agli afghani un’altra volta» e per «evitare un bagno di sangue a Kabul».

Shabnam Dawran, nota giornalista e presentatrice della tv di Stato afghana RTA ha raccontato di essere stata cacciata dai talebani dal suo luogo di lavoro: «Nonostante indossassi l’hijab e avessi il mio pass identificativo, i talebani mi hanno detto che il regime è cambiato e di andare a casa», ha dichiarato.

Poi c’è il punto forte. «Non ci sarà alcun sistema democratico perché non ha alcuna base nel nostro Paese». Lo ha detto un alto esponente dei talebani Waheedullah Hashimi in un’intervista alla Reuters, pubblicata sul sito dell’agenzia. «Non discuteremo quale tipo di sistema politico dovremmo applicare in Afghanistan perché è chiaro. È la legge della sharia e basta». Insomma ci si basa sulla legge dettata da Dio, quella che (come la Storia ci insegna) è facilissima da manipolare a piacimento. Come succede da sempre.

Così alla fine la democrazia diventa come la fede: una sensazione percepita.

Buon giovedì.

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