Il Pnrr prevede uno stanziamento complessivo di 31,9 miliardi, con interventi che vanno dall’edilizia scolastica all’estensione del tempo pieno. È una grande occasione

La cultura come opposizione al “mondo del nulla”. Sono più o meno queste le parole – durante una puntata di Tutta la città ne parla su Rai Radio 3 dedicata alla riapertura delle scuole – di Eugenia Carfora, una dirigente scolastica di Caivano (Napoli), territorio in cui l’istruzione rappresenta un solido argine contro il dilagare della crisi economica e sociale che porta i giovani ad essere potenziali prede delle reti criminali. Ascoltando le parole appassionate della preside, l’immagine che emergeva era quella di una scuola come avamposto di diritti, di conoscenza, di saperi, di relazioni, di crescita e di emancipazione, individuale e collettiva. Un luogo di liberazione da contesti che opprimono l’identità delle persone. Questo è un aspetto che perlopiù sfugge a quelli che amano discettare di soft skills, test Invalsi o di ritorno alla “scuola com’era”.

La povertà educativa nel nostro Paese è un fenomeno grave e non riguarda solo le aree marginali, come testimoniano le inchieste e le attività di Save the children di cui Left spesso ha parlato. Tanti comitati, tante associazioni, tanti movimenti e tanti insegnanti in questi anni, e soprattutto durante la pandemia, hanno denunciato le diseguaglianze che in Italia vengono vissute fin dalla primissima infanzia. A partire dagli asili nido, pressoché inesistenti al Sud o nelle aree interne del Paese. E se si parla di disparità, come non ricordare quelle incontrate a scuola dai bambini e dalle bambine di origine straniera a cui le destre continuano a negare pervicacemente il diritto di cittadinanza? Lo ius culturae, invece, come sottolinea in questo numero il linguista Luca Serianni intervistato da Pierluigi Barberio, è ormai una priorità e necessità sociale.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, alla voce della Missione 4 “Istruzione e ricerca”, prevede uno stanziamento complessivo di 31,9 miliardi di euro, con interventi che vanno dall’edilizia scolastica all’estensione del tempo pieno. È una grande occasione per ricostruire un sistema scolastico devastato da decenni di tagli di risorse (da parte di governi di centrodestra e centro-sinistra), di accanimento sugli insegnanti resi sempre più precari e di disinteresse per gli studenti ridotti a compilare quiz o catapultati nell’alternanza scuola -“lavoretti”. “Serve un’idea di scuola”: è una frase che da anni ripetono i più sensibili al problema della difesa della formazione laica, pubblica e democratica. Mai queste parole sono state così dense di senso come adesso, al terzo anno scolastico sotto la pandemia. Che è stata, ricordiamo, una cartina di tornasole dei problemi esistenti da tempo, facendoli esplodere in modo drammatico. E dimostrando come la scuola sia essenziale anche nel suo essere socialità, condivisione, rapporti umani.

Come ripartire il 13 settembre? E con quale idea di scuola? Nelle pagine di Left si alternano le voci degli studenti a quelle degli insegnanti, dei sindacalisti, degli storici e degli psicologi. Una ricerca corale che considera la scuola come «un laboratorio di ricerca», per citare le parole di Alessia Barbagli, curatrice di un originalissimo libro (Scrivere per resistere. Il Decameron ai tempi del Covid, L’Asino d’oro) che racconta l’umanità, la resistenza e la creatività di una classe di seconda media sotto la pandemia. L’esempio di un fare scuola – e per fortuna ce ne sono tantissimi in Italia – che è continua ricerca, invenzione, rapporto e cooperazione. E soprattutto è difesa a oltranza di quel diritto che in questo momento storico, tra inconsulte spinte antiscientifiche e bassi revisionismi storici, non deve essere assolutamente negato ai bambini e ai ragazzi: il diritto alla conoscenza.

 

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L’editoriale è tratto da Left del 10-16 settembre 2021

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