Il neonato nasce come essere sociale, va alla ricerca del seno come affettività, non dovrebbe mai essere deluso, dice Silva Stella, pediatra e psicologa clinica. «La presenza psichica della madre, in realtà di entrambi i genitori, è fondamentale per rispondere alle sue esigenze»

«La percezione dell’infanzia nella nostra società occidentale è decisamente negante l’identità del bambino», afferma la dottoressa Silva Stella, medico pediatra e psicologo clinico, già responsabile di medicina preventiva dell’età evolutiva Asl Rm6. «Per millenni, si è sostenuto che il bambino nei primi anni di vita è senza pensiero e acquisisce quello cosciente solo con l’apprendimento del linguaggio articolato, grazie all’insegnamento degli adulti».
Come se il bambino fosse una tavoletta di cerca e non avesse una propria identità umana?
Tutto il periodo pre-verbale, sarebbe senza pensiero o meglio animalità, pazzia distruttiva o il “male” del pensiero religioso. Fino agli anni Settanta, nessuno aveva mai pensato che la natura umana iniziasse con un pensiero specie-specifico. È senso comune credere che il bambino “nasca” quando emette il vagito. In realtà è già nato pochi secondi prima, quando il corpo è flaccido, bradicardico, pallido, senza tono muscolare. Durante questi pochi secondi emerge la capacità d’immaginare, ne consegue che il vagito è secondario al pensiero per immagini. La reazione agli stimoli naturali, la luce, permette l’emergenza di qualcosa che sorge da dentro l’organismo e va verso l’esterno e che permetterà la formazione di un pensiero-immagine. Pensiero che continuerà a svilupparsi per tutto il primo anno di vita quando maturando gli organi di senso, in particolare la vista, il bambino potrà conoscere la propria immagine fisica fusa alle proprie immagini interne e avere coscienza di sé. Non c’è ancora il linguaggio articolato, si avrà più tardi e sarà per trasformazione delle immagini preverbali. Questa premessa teorica, dalla Teoria della nascita dello psichiatra Massimo Fagioli, permette di riconoscere al neonato una realtà non cosciente che sta alla base delle relazioni umane, e che ancora la cultura fa fatica a riconoscere
Quanto è importante per il bambino la qualità del rapporto in ambito familiare?
Premetto che il neonato nasce come essere sociale, la sua ricerca degli affetti deriva dalla memoria della sensibilità neurobiologica fetale che è fisica e grazie alla capacità d’immaginare che emerge dal corpo, trasforma questa certezza di sensibilità fetale, in certezza dell’esistenza di un altro essere umano. Il calore del liquido amniotico diventa il calore dell’essere umano che lo accudirà, motivo per cui cercherà il seno. Tutta la vita andiamo alla ricerca di questo calore, che è affettività, non dovrebbe essere deluso. La sensibilità del neonato è un sentire del corpo che va oltre la percezione degli organi di senso. Le sensazioni e le percezioni vanno incontro a trasformazione, diventano memoria dell’esperienza vissuta e le immagini conseguenti potranno essere più o meno evolutive a seconda di quanto siano state piacevoli le esperienze. Se ne evince quanto sia importante la qualità dei rapporti familiari, che dovrebbero basarsi su uno scambio reciproco che mette al centro della relazione, non solo l’accudimento fisico ma anche la presenza psichica.
In tutto questo il ruolo della madre è determinante?
La presenza psichica della madre, in realtà di entrambi i genitori, è…


L’articolo prosegue su Left dell’1-8 ottobre 2021

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