Con la riforma del processo civile che istituisce il Tribunale unico della famiglia il giudice deciderà da solo, senza esperti al suo fianco, la soluzione di situazioni che riguardano i bambini che vivono in ambienti familiari a rischio

Nella corsa alle riforme legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza forse si è perso qualcosa per strada: il diritto dei minori più svantaggiati, soggetti a maltrattamenti in famiglia, ad essere tutelati da quel sistema di protezione finora rappresentato dai Tribunali per i minorenni (Tm). Il “superiore interesse del minore”, principio cardine della giustizia minorile, rischia infatti di subire uno svuotamento di senso con la riforma del processo civile, che, appunto, fa parte del “pacchetto Pnrr”. In sostanza, il giudice che deve prendere decisioni fondamentali per la vita di un bambino o di un adolescente, come per esempio il suo allontanamento dalla famiglia, lo farà da solo, senza avvalersi più dei giudici onorari (esperti delle scienze umane) che, come avviene ora, lo affiancano nella valutazione del caso e nella decisione finale. C’è chi parla di arretramento, chi ricorda la riforma Castelli sulla giustizia minorile giudicata incostituzionale nel 2003, chi rievoca la riforma Orlando del 2016 che però nel 2017 vide lo stralcio della norma che prevedeva abolizione dei Tm (v. Left del 5 agosto 2017). Che cosa è successo stavolta? Una marcia velocissima, a tappe forzate, in una manciata di giorni, ha portato il 21 settembre il Senato a votare con la fiducia l’emendamento sostitutivo del ddl n.1662 di delega al governo per l’efficienza del processo civile.

In questa riforma è stato istituito il Tribunale unico per le persone, per i minorenni e per le famiglie. Che, va detto, tutti, dai magistrati e avvocati mino…


L’articolo prosegue su Left dell’1-8 ottobre 2021

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