I giornali ieri hanno straparlato del rapper che ha registrato un dominio Internet (fedezelezioni2023) ed è stato preso sul serio. Intanto, nel Paese reale si continua a morire nei luoghi di lavoro, gli infortuni aumentano e gli ispettori sono pochi

Ieri la giornata politica ha parlato di Fedez. Anzi, peggio. Anche ieri la politica e il giornalismo politico hanno pensato bene di parlare di Fedez che solo per avere registrato un dominio internet (fedezelezioni2023) si è ritrovato preso sul serio. Del resto non è facile riempire le pagine di politica in quest’epoca in cui tutti sono proni a Draghi e ai draghismi, tutti sospesi come se questo non fosse un governo ma un balsamo da gustare in attesa che torni la politica, una benedetta sospensione in cui scrivere di quello che accade nel Paese può essere scambiato come un tentativo di guastare la benedetta opera del manovratore.

Giorni interi sprecati a parlare di Quirinale come se nel Paese non esistano problemi contingenti da affrontare con urgenza, leader politici che ora hanno promesso di rimettersi a cuccia per lasciare passare indenne la prossima manovra finanziaria senza nemmeno prendersi la briga di spiegare cosa abbiano intenzione di metterci dentro. La notizia è che hanno promesso che faranno i bravi e che Fedez forse vuole fare politica. Capite il sotto vuoto?

Così scrivere di tutto il resto rischia di diventare un’attività collaterale, finire nel cassetto degli agitatori e mica di quelli che danno le notizie. Sono momenti che ciclicamente tornano quelli in cui alzare il dito per porre domande o allungarlo per indicare un problema viene vissuto con fastidio. Ma non è il giornalismo proprio questo perseverante insistere? E allora insistiamo, insistiamo nonostante il fatto che più di 100 agenti e funzionari penitenziari rinviati a giudizio per avere massacrato di botte dei detenuti sia rimasto lì solo soletto nel buongiorno di ieri come se fosse una favola nordica da leggere di passaggio o qualcosa di esotico per un’effimera sorpresa.

Lo scorso fine settimana ad esempio è accaduto (oltre agli editorialisti che si sono spremuti su Fedez) che i sindacati dell’edilizia tutti insieme abbiano manifestato a Roma raccontando che mentre piovono soldi sul settore (un po’ per i bonus del governo e un po’ perché in Italia la “ripresa” si misura sempre con i chili di cemento) quelli continuano a morire: i dati dell’Inail mostrano un aumento del 16% delle denunce di infortuni nelle costruzioni tra gennaio e settembre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 (segnato, va ricordato, dal lockdown): da 17.891 a 21.236, di cui 87 mortali. Nel solo mese di settembre sono state 1.826. Si lavora di più, si muore di più, si viene pagati di meno.

Ci hanno ricordato che la patente a punti per le imprese (che dovrebbe agevolare quelle che seguono le regole e che rispettano le norme di sicurezza) è stata annunciata 12 anni fa e non è mai stata attuata. Ci hanno dovuto ricordare che sarebbe ora di aggiungere al codice penale l’aggravante per infortunio mortale sul lavoro che consisterebbe di contestare l’omicidio doloso (e non colposo come avviene adesso) e magari riuscire a bloccare i beni dell’imprenditore che quando viene condannato è già riuscito a vendere tutto (o a intestarlo a qualche testa di legno) lasciando senza soldi la famiglia delle vittime, cornuti e mazziati.

Ci hanno ricordato (a proposito dei giovani che dovrebbero cambiare il Paese) che l’aspettativa di vita dei lavoratori del settore è tra le più basse. L’80% delle malattie professionali colpisce gli over 55. E un quarto dei morti in cantiere quest’anno era over 60, in alcuni casi addirittura over 70.

Ci hanno ricordato che gli ispettori sui cantieri sono troppo pochi (ma va?) e che arrivano sempre tardi quando le aziende sono già state avvisate. Ci hanno ricordato che la politica del massimo ribasso spinge le aziende a fare in fretta e che per accarezzare la fretta i caschi e le corde salvavita sono una perdita di tempo.

Intanto ieri a Cerreto Guidi (Firenze) un operaio di 51 anni, che stava lavorando in un cantiere per la realizzazione di un collettore fognario nei pressi del depuratore, ha perso la vita ribaltandosi con lo schiacciasassi che stava guidando, finendo in un fossato. A Bellizzi (Salerno) un operaio di 57 anni ha perso la vita in un incidente sul lavoro avvenuto  in un’abitazione. L’uomo, secondo una prima ricostruzione dei fatti, stava ispezionando la canna fumaria di una stufa a pellet in un appartamento di via Olmo quando, per cause ancora ignote, ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto battendo la testa.

Il Paese reale, al di là di Fedez. Ma ormai gli umarell non guardano nemmeno i cantieri, rimangono incantati di fronte agli influencer.

Buon martedì.

 

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