Terza dose subito e niente panico per la variante Omicron. Ma i test antigenici e il tracciamento dei positivi al Covid sono un fallimento conclamato. Cosa si aspetta a investire di più e meglio in prevenzione e vigilanza territoriale? Ne parliamo con il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, e con il microbiologo Andrea Crisanti

Da oltre un anno medici e scienziati ripetono che bisogna vaccinare l’intera popolazione mondiale per poter uscire dalla pandemia, per evitare che si formino nuove varianti ad alta contagiosità. (per questo Left ha sostenuto con convinzione, fin dall’inizio, la campagna “Nessun profitto sulla pandemia”, che muove da ragioni umanitarie e scientifiche). Ora quello che gli scienziati paventavano è accaduto. Dopo la variante Delta si è sviluppata la variante “sudafricana” Omicron. E non sappiamo ancora quanto sia patogenica. Come chiarisce il microbiologo Andrea Crisanti può essere che questa variante si riveli molto pericolosa, che sia in grado di bucare i vaccini. Tuttavia potrebbe anche accadere – ipotesi incoraggiante ma ancora tutta da verificare – che sia molto contagiosa e che porti a «una malattia assai più blanda». E questo potrebbe addirittura decretare la fine della pandemia.

In attesa di evidenze scientifiche ora è più importante che mai procedere al più presto con la terza dose di vaccino, dal momento che l’immunizzazione si attenua nel tempo. Al contempo, raccomandano gli scienziati, bisogna ricorrere a tutti gli altri strumenti che abbiamo a disposizione per fare prevenzione: a cominciare dall’uso della mascherina Ffp2, al chiuso e all’aperto in luoghi affollati, l’igiene delle mani, il distanziamento. Il 6 dicembre entrerà in vigore il super green pass (lo potranno ottenere vaccinati e guariti) ma non basta. Servirebbe, lo abbiamo scritto più volte, l’obbligo vaccinale, per raggiungere quei circa 7 milioni di italiani che ancora non hanno fatto nemmeno la prima dose (esiste già l’obbligo per altri vaccini, la Carta costituzionale lo consente, il governo abbia il coraggio di prendere questa decisione politica nell’interesse della salute di tutti).

Ma ancora non ci siamo detti tutto. Mentre prosegue la campagna vaccinale bisogna riprendere la caccia al virus facendo a tappeto, test e tracciamento. Come ci ha detto Crisanti è necessario investire di più e meglio in prevenzione e vigilanza territoriale. «Nel nostro Paese non siamo mai riusciti ad attivare un contact tracing efficace», ribadisce Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, qui intervistato da Leonardo Filippi. E questo è accaduto «sia per la carenza di personale nei dipartimenti di prevenzione e sanità pubblica, sia per gli scarsi investimenti, e la diffidenza della popolazione, nelle tecnologie informatiche, di cui l’app Immuni rappresenta solo la punta dell’iceberg». Dopo quasi due anni di pandemia sembra impossibile che non si sia ancora compresa questa lezione.
Così come con tutta evidenza appare un errore colossale non aver fatto di più per far arrivare vaccini nel Sud del mondo. Da tempo sapevamo che se intere zone del pianeta fossero rimaste senza vaccini si sarebbero potute sviluppare varianti virali, potenzialmente maggiormente aggressive che si sarebbero poi diffuse ovunque in poco tempo. «Non ci hanno ascoltato e ora rischiamo di pagare un prezzo altissimo», denuncia il medico Vittorio Agnoletto fra i primi promotori della campagna No profit on pandemic, che tante volte abbiamo ospitato in queste pagine. «Ciò che sta accadendo è il risultato del dominio del neoliberismo sulla sanità che ha prodotto immensi profitti per pochi – sottolinea il medico e attivista -. Una logica irresponsabile, suicida e stupida che sta facendo precipitare anche l’economia dell’Occidente e che rischia di mettere in ginocchio numerosi settori industriali».

Sudafrica, India, e altri 100 Paesi avevano chiesto la sospensione triennale – non eterna – dei brevetti sui vaccini proponendo di mettere a disposizione dei Paesi più poveri il know how necessario. L’Unione europea si è arroccata nel dire no. Da questo punto di vista siamo corresponsabili di quanto sta accadendo.
Il 30 novembre si sarebbe dovuto riunire il coordinamento interministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) per decidere definitivamente sulla questione brevetti. L’appuntamento è stato rinviato a marzo 2022 a causa dell’emergere della variante Omicron. «Dobbiamo spingere il nostro governo a sostenere la moratoria. Non mettiamo altro tempo in mezzo», esorta Agnoletto.

In questa cover story siamo tornati anche a raccontare quel che sta accadendo a Cuba riguardo allo studio e alla messa a punto dei vaccini prodotti dall’industria biotecnologica di Stato. Giuliano Granato ci racconta il suo viaggio all’Avana, dove ha partecipato come volontario alla campagna di sperimentazione di Soberana Plus (SP), coordinata con l’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino. Il SP è un vaccino proteico, che usa una tecnica diversa rispetto ai vaccini Pfizer e Moderna basati su tecnologia mRna. Per Granato, come per altri 35 volontari italiani, si tratta della terza dose dopo aver essersi vaccinati con Pfizer, AstraZeneca, Johnson & Johnson. Anche attraverso le loro testimonianze, insieme a quelle di studiosi, continueremo a seguire l’iter di Soberana che è al vaglio dell’Oms. Se riuscisse a superare questo esame potrebbe rappresentare una grande risorsa, visti i bassissimi costi di produzione e il fatto che è facilmente conservabile a temperature standard. Una speranza anche per i Paesi poveri.


L’editoriale è tratto da Left del 3-9 dicembre 2021

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