Lotte nonviolente e diritti civili dei neri nel film “Son of the South – Il colore della libertà”, un omaggio ai movimenti nati negli States degli anni 60. Ne parlano il regista e l’autore del libro che ha ispirato il film

Son of the South – Il colore della libertà è un film di Barry Alexander Brown, noto montatore dei film di Spike Lee (Do the right thing!, MalcomX, The 25th hour, Inside man), il quale, in questo progetto, copre il ruolo di produttore esecutivo.
Il lavoro trae ispirazione dal libro di memorie del noto attivista Bob Zellner, The wrong side of Murder Creek: A white southerner in the freedom movement (Il lato sbagliato di Murder Creek: un bianco del sud nei movimenti per la libertà, 2008). Zellner ripercorre alcuni eventi fondamentali della giovinezza, quali la formazione umana e politica, il distacco dalla famiglia (il nonno era un seguace del Ku Klux Klan), l’avvicinamento alla causa dei neri, l’adesione ai principi della lotta non violenta, ma anche l’educazione sentimentale. Nel perimetro delle valutazioni estetiche non entriamo, ma la nobiltà del progetto riaccende la luce sul razzismo, sui diritti degli afroamericani, sulle violenze degli agenti di polizia e del governo federale nei confronti dei neri, sulla segregazione economica e razziale a cui sono stati e ancora oggi sono costretti.

Brown, come nasce l’idea di realizzare un film dal testo di Zellner? E in che modo il progetto è connesso al movimento Black lives matter?
L’idea del film è nata quando ho incontrato Bob, 35 anni fa, a New York. A quei tempi, lui mi raccontava storie sul movimento per i diritti civili e sul suo coinvolgimento nel movimento. Erano storie stimolanti, sbalorditive, davvero scioccanti. Ci ho visto un film lì dentro, ma era così grande il tutto che in realtà ci sono voluti altri venti anni per capire come raccontarlo, quale parte della storia riportare, perché si poteva anche dire tutto. Ma sono rimasto colpito da quello che è successo nella primavera e nell’estate del 1961, quando Bob si è trovato di fronte a una scelta: se essere coinvolto o meno nel movimento per i diritti civili. Quell’estate divenne un attivista. Per quanto riguarda il movimento Black lives matter, è ovviamente connesso al movimento per i diritti civili che parte dai primi anni Sessanta fino a oggi. Per certi aspetti sembra quasi un unico movimento, composto da molti episodi e capitoli diversi e, a mio parere, Black lives matter è quello più recente. Questa lotta per l’uguaglianza in America è…


L’articolo prosegue su Left del 14-20 gennaio 2022 

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