La crisi climatica globale, l’acuirsi dei conflitti e delle disuguaglianze, la perdita progressiva dei poteri degli Stati, svuotati dal predominio dei mercati, rendono necessario un nuovo patto mondiale. Il giurista Luigi Ferrajoli lo ha delineato con una Carta di cento articoli

Un ambito rilevantissimo e decisivo per il nostro futuro, sfugge oggi all’attenzione e agli sforzi degli Stati per contenere il riscaldamento climatico e arginare gli squilibri ambientali. È quanto appare evidente, ad esempio, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza all’interno del più generale progetto Next generation Ue, così come nelle posizioni di altri governi nazionali, e in gran parte del dibattito ambientalista, soprattutto italiano. Quest’ambito è la divisione del mondo in Stati separati e contrapposti, se non addirittura, come accade in non poche regioni del pianeta, in reciproca guerra. L’organizzazione giuridica e istituzionale dell’umanità, frantumata in una moltitudine di entità giuridico-territoriali sovrane, divise da confini, delimitazioni, leggi e costituzioni diverse, appare drammaticamente vecchia, più vicina all’assetto europeo uscito dalla pace di Westfalia, nel 1648, che agli equilibri planetari e ai bisogni del nostro tempo. Vale a dire, una fase storica in cui i processi di globalizzazione hanno unificato il pianeta, non solo sul piano economico, finanziario, commerciale e delle comunicazioni, ma anche su quello delle malattie, della circolazione dei virus e degli sconvolgimenti ambientali, degli effetti del riscaldamento del clima.

Oggi, per dire, se nel bacino del Mediterraneo cominciano a diventare frequenti i cicloni, accade al contempo che in Alaska e in Siberia incendi devastatori durino settimane; se in Africa d’estate la temperatura all’ombra supera per mesi i 50 gradi, in Antartide piattaforme di ghiaccio di migliaia di km2 si staccano e finiscono in mare. Un mare, come viene ricordato nelle proiezioni di alcuni scienziati, destinato in futuro a ospitare più rifiuti di plastica che pesci, se la tendenza corrente delle società consumistiche non subirà una decisa inversione.

Ma il quadro delle relazioni internazionali non è solo contrassegnato dalle delimitazioni territoriali e statali. Non siamo alla…


L’articolo prosegue su Left dell’11-16 febbraio 2022 

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