Il principio marxiano della solidarietà internazionale della classe operaia, l’antimilitarismo di Rosa Luxemburg e il femminismo di inizio Novecento. Il socialismo, seppur tra divisioni interne e fallimenti, è stato estraneo alla logica delle armi. Ecco le tappe di questo percorso

Le cause economiche della guerra
Nei dibattiti della Prima internazionale, César de Paepe formulò quella che sarebbe divenuta la posizione classica del movimento operaio su questo tema, ovvero l’inevitabilità delle guerre nel regime di produzione capitalistico. Nella società contemporanea, esse non sono provocate dalle ambizioni dei monarchi o di singoli individui, bensì sono determinate dal modello economico-sociale dominante. Il movimento socialista mostrò anche quale era la parte di popolazione sulla quale si abbattevano, ineluttabilmente, le conseguenze più nefaste delle guerre. Nel congresso del 1868, i delegati della Prima internazionale votarono una mozione che impegnava i lavoratori a perseguire «l’abolizione definitiva di ogni guerra», dal momento che sarebbero stati soprattutto loro a pagare economicamente, quando non con il loro sangue – e senza alcuna distinzione tra vincitori e sconfitti -, le decisioni delle classi dominanti e dei governi che li rappresentavano.

Karl Marx non riassunse in alcuno scritto le…

 

* L’autore: Marcello Musto è professore di Sociologia alla York University (Toronto – Canada) ed è un esperto del pensiero socialista e della storia del movimento operaio. I suoi scritti – disponibili su www.marcellomusto.org – sono stati pubblicati in 25 lingue.

L’articolo prosegue su Left del 15-21 aprile 2022 

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