La guerra fa schifo ma anche dalle nostre parti qualcuno ce la mette tutta per riuscire a scivolare ancora più in basso.

Giovedì la Guardia di finanza del Comando provinciale di Roma ha effettuato un’irruzione in un presunto impianto di sigarette contraffatte nella zona industriale di Pomezia, cittadina a sud della capitale Roma.

All’interno hanno trovato dieci lavoratori provenienti da Russia, Moldova e Ucraina. Durante la produzione delle sigarette, i lavoratori erano stati «sottoposti a turni di lavoro massacranti e costretti a lavorare in un ambiente malsano, con le finestre murate e senza prese d’aria per i fumi di lavorazione», secondo la Guardia di finanza. Secondo quanto riferito, le istituzioni locali hanno messo a disposizione dei lavoratori alcune strutture di prima accoglienza, tra cui diversi rifugiati dall’Ucraina.

Il capo della società che gestisce la fabbrica è stato arrestato e condotto nel carcere di Velletri con l’accusa di contraffazione, contrabbando, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

All’interno del capannone che ospitava la fabbrica, la polizia avrebbe scoperto oltre 82 tonnellate di tabacco e pacchetti di sigarette contraffatti con etichette di marchi famosi.

Il sequestro è il più grande del genere degli ultimi anni in Italia.

La vendita di questi prodotti – che saranno distrutti – avrebbe portato a un’evasione fiscale per un totale di oltre 19 milioni di euro, affermano gli inquirenti.

L’Unhcr ha avvertito che i rifugiati dall’Ucraina sono a rischio di tratta e sfruttamento e che donne e bambini, che rappresentano il 90% delle persone in fuga dall’invasione russa, sono particolarmente a rischio.

«È impossibile valutare quante donne e bambini rifugiati ucraini potrebbero essere stati preda dei trafficanti. Finora i casi noti sono fortunatamente pochi», ha affermato Gillian Triggs, capo della protezione dei rifugiati delle Nazioni Unite.

Buon martedì.