L’importanza del sostegno alla resistenza ucraina. Il senso profondo della lotta partigiana e della Liberazione. La Costituzione dimenticata, da continuare a difendere. Ne parliamo con il presidente emerito dell’Anpi Carlo Smuraglia: «Il 25 aprile non è un semplice ricordo del passato, ma anche una speranza, per il futuro, di restare sempre un Paese libero e democratico»

Avvocato, accademico, membro laico del Consiglio superiore della magistratura, senatore per nove anni, presidente della commissione Lavoro, ex presidente dell’Anpi. Ma, prima di tutto, partigiano. Carlo Smuraglia, che ad agosto compirà 99 anni, ha ricoperto tutti questi ruoli ed è uno degli ultimi alfieri ancora in vita della Costituzione italiana, di quelli che hanno creato le condizioni affinché nascesse e poi l’hanno instancabilmente protetta negli anni dagli attacchi di coloro ai quali stava “stretta”. Dai vertici della Associazione dei partigiani d’Italia, di cui attualmente è presidente onorario, ha partecipato alle più importanti battaglie democratiche del nostro Paese, fino a quella per il No alla “deforma” costituzionale di Renzi del 2016.

E tutt’ora non si tira certo indietro, quando c’è da prendere posizione in difesa dei valori costituzionali. L’abbiamo raggiunto telefonicamente, alla vigilia della festa della Liberazione. Mentre parliamo, sui giornali, impazza la polemica circa la postura assunta dall’attuale presidenza dell’Anpi a proposito della guerra in Ucraina. Rappresentata sia da una legittima quanto netta posizione contro l’invio di armi da parte dell’Italia al governo di Kiev che da un meno condivisibile comunicato a proposito della strage di Bucha, che di fatto metteva in dubbio la responsabilità russa dello sterminio rischiando di fare eco alla propaganda di Mosca. A Smuraglia chiediamo un parere anche sulla guerra e come leggere il conflitto dal punto di vista di un combattente per la libertà.

Presidente, in un’intervista su Repubblica ha detto che quella che stanno facendo gli ucraini può essere considerata Resistenza. Perché?
Ogni volta che è necessario contrapporsi a minacce alla libertà di un Paese, entra in campo la possibilità di resistere. Ora, il termine “resistenza”, in effetti, può essere inteso equivocamente. Il punto è che quando noi parliamo della Resistenza italiana, o di altri Paesi, non ci riferiamo solo alla difesa da un nemico, ma a qualcosa che comprende anche l’idea di attacco, di reazione ad una violenza. La Resistenza, in Italia…»…

L’intervista prosegue su Left del 22-28 aprile 2022 

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO