Di fronte alle bombe, alla morte, alla distruzione, al rischio di escalation della guerra c’è bisogno di più discussione e non di bavagli

Le parole, quelle vere, pronunciate dal presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo durante la conferenza stampa per il lancio della manifestazione del 25 aprile, avrebbero dovuto chiudere qualsiasi polemica. «Mai stati equidistanti nella tragedia di questa guerra, eravamo e siamo dalla parte degli aggrediti e contro gli aggressori». Cioè dalla parte del popolo ucraino contro l’esercito di occupazione russo.
Purtroppo però non basta. Non basta agli opinionisti. Una sorta di super casta, impegnata quotidianamente nella produzione di egemonia culturale e oggi, in particolare, schieratissima su posizioni ultra belliciste tipo “taci il nemico ti ascolta”. Per questi produttori di pubblica opinione è anche una occasione storica per chiudere un po’ di conti. Conti con il mondo pacifista, con il sindacato, a volte persino con il papa, conti con l’Associazione nazionale partigiani d’Italia. Soprattutto chiudere i conti con quel fenomeno straordinario di popolo che è stata la Resistenza italiana.

Il tema non è partecipare alla discussione sostenendo l’invio di armi in Ucraina, cosa che non convince, ma che fa parte delle opzioni possibili. Il tema è come vengono annichilite e violentate le posizioni diverse da quelle espresse da una parte consistente di questi commentatori. Che ad alimentare l’imbarbarimento del dibattito pubblico siano, per lo più, giornalisti ed intellettuali progressisti aggiunge quel tocco di ferocia che solo i “buoni” sanno garantire. Perché solo i “buoni” sanno come si agisce, in maniera esemplare, la doppia morale. Tendenzialmente maschia e paternalista.

Il merito delle questioni sembra non…

L’autore: Massimiliano Smeriglio è eurodeputato gruppo Socialisti e democratici (coordinatore della Commissione per la cultura e l’istruzione del Parlamento Europeo) e scrittore

L’articolo prosegue su Left del 22-28 aprile 2022 

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