Rut Kurkiewicz da oltre sei mesi documenta quotidianamente le violenze e i soprusi compiuti dalla polizia polacca e da quella bielorussa nei confronti dei profughi non europei ammassati al confine tra i due Paesi: «Non c’è aiuto sistematico ma razzismo sistematico»

«Quello che ho visto nella regione di Podlasie, al confine con la Bielorussia è stata per me un’esperienza limite», dice Rut Kurkiewicz che da oltre sei mesi racconta su media polacchi e stranieri quello che stanno vivendo i profughi non europei nella grande foresta che separa la “sua” Polonia dal Paese del dittatore Lukashenka. Forse nessuno più di lei in questo momento ha il polso della situazione ed è a lei che ci rivolgiamo per fare il punto.
«Ho incontrato persone completamente indifese, inermi, alla mercé dei servizi segreti polacchi – dice -, l’atmosfera di paura e le brutali violazioni dei diritti umani da parte di uno Stato membro dell’Ue sono all’ordine del giorno da mesi. Le persone muoiono di freddo tra gli alberi, la polizia polacca e quella bielorussa abbandonano le famiglie con i bambini nelle paludi: non c’è un aiuto sistematico, c’è razzismo diffuso, sistematico».

Oltre un mese fa è iniziata l’invasione da parte delle truppe della Federazione russa del territorio dell’Ucraina. Lei dove si trovava e cosa ha pensato?
La guerra mi ha trovato a Norimberga (sic!), stavo andando a Gibilterra. Prima del viaggio, ho parlato con alcuni amici, nessuno di noi credeva che fosse possibile una invasione dell’Ucraina. Il fatto che la Russia avesse riconosciuto le repubbliche del Donbass era in qualche modo comprensibile, ma le mosse successive della Russia erano inspiegabili. È stato uno shock. E paura. In quel momento mi stavo allontanando dalla Polonia, e mi chiedevo se sarei stata in grado di tornare, dato che la situazione stava precipitando. Poche ore dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ho ricevuto la prima drammatica richiesta di aiuto da parte di amici di Berlino per far evacuare le loro famiglie da Kiev. L’ondata di rifugiati è iniziata immediatamente.

Ad oggi, la Polonia ha già accolto più di 2,5 milioni di ucraini.
Sì ma allo stesso tempo, purtroppo, devo dire che per me la guerra è iniziata molto prima, in ottobre, nella regione di Podlasie, sul confine polacco-bielorusso.

Negli ultimi mesi su Left grazie all’attivista Nawal Soufi più volte abbiamo documentato soprusi e violenze subiti dai profughi. Qual è la situazione oggi?
È la stessa ormai dall’agosto del 2021. Come è noto il regime bielorusso di Alexander Lukashenka ha creato una nuova rotta migratoria servendosi di “agenzie di viaggio” che offrivano ai migranti da Iraq, Siria e Kurdistan l’accesso in Europa. Essendo questa rotta alternativa a quelle, pericolosissime, del Mediteraneo e dei Balcani decine di migliaia di persone hanno sperato di …

L’articolo prosegue su Left del 22-28 aprile 2022 

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO