Dal Parlamento scozzese a Edimburgo al mercato di Santa Caterina nel cuore di Barcellona, in mostra a Roma fino al 15 maggio i progetti architettonici di Benedetta Tagliabue ed Enric Miralles, raro esempio di rapporto vitale con l’ambiente urbano circostante

Se apriamo una mano e indichiamo i cinque migliori architetti italiani del momento, io ci metto una donna. Si chiama Benedetta Tagliabue ed è ancora molto giovane per un architetto. È nata a Milano e si è laureata a Venezia nel 1989.
Benedetta Tagliabue guida uno studio che ha la sua sede madre a Barcellona, ma anche una sede in Cina. Lavora in tutto il mondo dalla Scozia all’Oriente, dalla Spagna alla Francia, e credere o no, anche in Italia. Ha completato una chiesa a Ferrara – via del Carbone, 18 – e si aprirà presto la sua stazione della Metropolitana al centro direzionale di Napoli.

Nel suo curriculum un capolavoro dell’architettura degli ultimi vent’anni, il mercato di Santa Caterina a Barcellona, e poi un edificio anti-convenzionale di grandissima rilevanza pubblica: il Parlamento scozzese a Edimburgo. Inoltre una serie numerosa di progetti, alcuni molto grandi e impegnativi, altri che come filamenti sottili ricuciono acqua verde e spazio pubblico. Come nel quartiere Hafen ad Amburgo (in una nuova strategia di affrontare le aree ex portuali), oppure il raccordo tra il lungomare di Barcellona e i parchi a corona del centro.
Ma come ha fatto un architetto italiano, per giunta donna, a diventare così brava e di successo?

Benedetta Tagliabue, all’inizio degli anni Novanta …

L’intervista prosegue su Left del 29 aprile 2022 

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