La guerra ha sotterrato la discussione sulla pandemia. Eppure in Italia continuano a essere in vigore comportamenti (illegali) di cui nessuno sembra avere voglia di occuparsene. Con un decreto del 7 aprile 2020 il governo ha chiuso i porti italiani a tutte le imbarcazioni straniere che soccorrono persone in mare al di fuori della zona […]

La guerra ha sotterrato la discussione sulla pandemia. Eppure in Italia continuano a essere in vigore comportamenti (illegali) di cui nessuno sembra avere voglia di occuparsene. Con un decreto del 7 aprile 2020 il governo ha chiuso i porti italiani a tutte le imbarcazioni straniere che soccorrono persone in mare al di fuori della zona Sar (Search and Rescue) italiana indicando l’Italia come porto non sicuro. A seguito di quella decisione vennero istituite le cosiddette “navi quarantena” come strutture dove imporre una sorveglianza sanitaria obbligatoria. Le navi quarantena, manco a dirlo, sono state un’esperienza disastrosa: dalla mancanza di assistenza sanitaria (nel silenzio generale sono morti due minorenni) alla mancata assistenza legale per ottenere lo status di rifugiato, quelle navi sono diventate l’ennesimo esempio della criminale gestione dell’immigrazione.

Come racconta Annapaola Maritati del progetto “in limine” di Asgi «introdotta come misura eccezionale, quella delle navi quarantena è sicuramente una misura che si pone in continuità con tutta una serie di politiche e pratiche di gestione dei flussi migratori. È una misura che esaspera gli approcci che mirano a limitare i diritti dei migranti attraverso detenzioni arbitrarie, restrizioni al diritto di asilo, al diritto di accesso al territorio e semplicemente alle informazioni. Quindi si tratta di una misura che si pone in continuità con le politiche migratorie ma che, allo stesso tempo, rappresenta un precedente pericoloso, nel senso che rischia di comportare ulteriori deroghe a quelle che sono le libertà garantite a livello costituzionale e internazionale. Un precedente su cui bisogna fare particolare attenzione affinché non diventi una procedura ordinaria o comunque rappresenti l’apripista per ulteriori dispositivi di contenimento dei flussi in senso restrittivo e securitario come è accaduto già con l’approccio hotspot».

A partire dal 30 aprile però sono venute meno le disposizioni che regolano gli ingressi in Italia (certificazione verde, obbligo di quarantena preventiva) e conseguentemente anche le disposizioni che obbligano i migranti ad essere sottoposti a quarantena al loro ingresso nel territorio nazionale, ovviamente salvo che risultino positivi. Le navi quarantena però continuano a esistere e sono (ancora più) illegali. Irene di Valvasone, addetta ufficio per il processo presso la Corte di Cassazione ed esperta in diritti umani, lo scrive chiaramente: «Senza oltre indugiare su equivocabili paragoni, quello che preme sottolineare con forza è che dall’analisi delle previsioni normative in materia di quarantena per la prevenzione del contagio da Covid-19 sono venute meno tutte le premesse logico-giuridiche che hanno accompagnato l’adozione della misura della quarantena in nave per i migranti soccorsi in mare o sbarcati in Italia autonomamente, quantomeno a partire dal 30 aprile 2022. Ne deriva che l’utilizzo delle cd. navi quarantena appare del tutto illegale e arbitrario, con la conseguenza che le persone ad oggi sottoposte a tale misura si trovano in stato di detenzione arbitraria e devono essere immediatamente liberate».

Diritti in alto mare. Al solito.

Buon giovedì.

Nella foto: l’imbarco di alcuni migranti in una nave quarantena, Lampedusa 13 maggio 2021