Il libro “Il chiaro e lo scuro: gli africani nell’Europa del Rinascimento tra realtà e rappresentazione” offre un’immagine del rapporto tra bianchi e neri molto diverso da quello che conosciamo dallo schiavismo americano. Abbiamo chiesto al curatore e docente dell’Università del Salento di raccontarci questa originale ricerca

La tratta schiavistica deportò nelle Americhe circa dieci milioni di africani tramite il Middle passage, il viaggio della deportazione atlantica effettuato in condizioni disumane, e durante il quale forse uno o due milioni di deportati morirono, spesso per suicidio. Su questa economia di tratta, spietata e brutale, si formarono e crebbero gli Stati colonialisti europei, e con essi, grazie alle straordinarie ricchezze apportate dalle coltivazioni agricole intensive che sfruttavano il lavoro schiavile, il capitalismo occidentale. La schiavitù in Europa già esisteva, come una forma di servaggio talvolta volontaria, o basata sui prigionieri di guerra, e spesso i suoi soggetti erano europei orientali; ma gradualmente, nel corso del Rinascimento, e con la complicità di papi come Nicola V, cominciò a essere importata dall’Africa la maggioranza degli schiavi. In alcuni luoghi e momenti ci furono collari metallici e marchiature a fuoco, ma anche leggi a tutela degli schiavi che punivano le malversazioni; e in generale prevalsero la curiosità verso la diversità, la relazione umana, l’empatia. Anche perché gli schiavi neri …

L’articolo prosegue su Left del 17 giugno 2022 

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