Veicoli elettrici, potenziamento del trasporto collettivo, piste ciclabili e aree pedonali. Sono le tappe di un processo necessario per la qualità della vita dei cittadini e dell’ambiente. Ne parliamo con l’esperta di tutela del territorio e dei sistemi urbani di mobilità

Siamo tra i Paesi più motorizzati d’Europa, rispetto al numero degli abitanti: oltre 600 auto ogni mille persone. Al tempo stesso i nostri mezzi pubblici sono tra i più vecchi in circolazione e rispetto alla media dei Paesi europei abbiamo meno della metà di linee metropolitane (42,5%), poco più della metà di linee tranviarie e il 56,1% di linee ferroviarie suburbane. Di fronte a questi dati del 18esimo Rapporto mobilità Isfort 2021, appare del tutto evidente che la mobilità sostenibile sia una delle questioni chiave per la transizione ecologica. Dopo il voto del Parlamento europeo sullo stop alle auto diesel e a benzina dal 2035 – ora inizierà il confronto con il Consiglio europeo -, abbiamo chiesto ad Anna Donati di delineare la situazione in cui ci troviamo. Già deputata per i Verdi e senatrice per la lista Insieme con l’Unione, Anna Donati è stata assessore alla mobilità a Bologna, a Napoli nella giunta De Magistris e da marzo è presidente e amministratore delegato di Roma servizi mobilità e continua ad essere molto attiva sul fronte ambientalista.

Anna Donati, come giudica il voto a Strasburgo sullo stop alle immatricolazioni di auto a benzina, Gpl e diesel dal 2035?
Lo giudico molto positivamente. Su questo obiettivo, come associazioni ambientaliste abbiamo lavorato sodo per almeno due anni. E il motivo è presto detto: il trasporto su strada è responsabile del 26% di emissioni di gas serra. Quindi è chiaro che se si vuol decarbonizzare secondo gli obiettivi che la Commissione europea si è data – meno il 55% al 2030 e zero emissioni nel 2050 – si deve cominciare subito. Purtroppo non c’è più tempo. Abbiamo bisogno di veicoli elettrici, da quelli privati a quelli commerciali fino agli autobus e alla bici con pedalata assistita.

In Italia sono subito emerse preoccupazioni: dal mondo del lavoro, dell’automotive in particolare, ma anche dalla politica.
Il processo è necessario ma va governato. È una svolta per la giusta transizione che va attuata con azioni precise per riconvertire il settore della produzione di auto a motore termico, e cioè attraverso un vero e proprio progetto industriale e con un dialogo con il sindacato e le aziende mentre il soggetto pubblico – governo e Parlamento – deve dare una missione molto chiara in questa direzione. Come associazioni abbiamo contestato fortemente il punto di vista e le dichiarazioni del ministro per la Transizione ecologica Cingolani – diverso l’atteggiamento del ministro delle Infrastrutture Giovannini – quando a proposito dello stop alle auto ha parlato di una prospettiva “lacrime e sangue”. Ecco, noi ambientalisti la pensiamo esattamente all’opposto.

Vale a dire?
Se non si fa nulla, se non si prendono queste decisioni anche molto nette, se non si governano i processi di cambiamento, se non si danno aiuti al sistema industriale, sarà davvero una stagione “lacrime e sangue”. I Paesi del Nord Europa hanno già anticipato lo…

L’articolo prosegue su Left del 17 giugno 2022 

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