«La neutralità ci ha permesso di avere un ruolo internazionale importante a difesa della pace» dice a Left Pål Brunnström, dirigente del Partito di sinistra svedese. «Per questo - aggiunge - per noi l’adesione alla Nato è incomprensibile». E non sono gli unici nel Paese a pensarla così

La Svezia e la Finlandia hanno avuto una lunga storia di neutralità in campo internazionale. Per quanto riguarda la Svezia, questa dura da più di un secolo. Ciò le ha evitato la partecipazione al conflitto mondiale (non senza diverse contraddizioni, come la decisione di lasciare passare le truppe naziste dirette verso il fronte finlandese). Questa posizione ha permesso a un piccolo Paese come la Svezia di avere un ruolo importante in campo internazionale a sostegno della pace, dei diritti umani, della lotta contro il razzismo. Questa posizione di lunga durata, sedimentatasi nei decenni nel popolo svedese, viene oggi stravolta sull’onda dell’emozione per la guerra in Ucraina da un governo socialdemocratico di minoranza a pochi mesi dal voto. Non tutti sono d’accordo in Svezia, tanto tra la popolazione che in Parlamento. Per questo abbiamo intervistato Pål Brunnström, membro del consiglio direttivo del Vänsterpartiet (Partito di sinistra), un forza politica solidamente schierata a difesa della neutralità svedese.

Nei giorni scorsi tutti i media hanno parlato della domanda di adesione alla Nato di Svezia e Finlandia. I due Paesi hanno abbandonato la loro storia di neutralità in favore di un’adesione all’alleanza militare. Cosa comportava la neutralità precedente? E quale valutazione ne dava il Vänsterpartiet?
La Svezia è stata neutrale per molto tempo. Ma la sua neutralità è stata continuamente contestata e messa in discussione dai partiti della destra. Con l’obiettivo, per esempio, di coinvolgere il Paese nei combattimenti della Prima e della Seconda guerra mondiale, in entrambi i casi per allearsi con i tedeschi. Se la Svezia ha potuto finora restare neutrale è grazie all’…

L’articolo prosegue su Left del 17 giugno 2022 

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