Era il 30 agosto quando gli esponenti del governo italiano (e di tutti i governi europei) insieme alla grancassa dei media promettevano all’Afghanistan che non si sarebbero dimenticati di loro. Se ne sono ricordati ieri, sono bastati più di un migliaio di morti (numeri definitivi non ce ne sono) e 1.500 feriti per un terremoto […]

Era il 30 agosto quando gli esponenti del governo italiano (e di tutti i governi europei) insieme alla grancassa dei media promettevano all’Afghanistan che non si sarebbero dimenticati di loro. Se ne sono ricordati ieri, sono bastati più di un migliaio di morti (numeri definitivi non ce ne sono) e 1.500 feriti per un terremoto che ha aggiunto dolore al dolore.

Il terremoto ha colpito poco dopo le 01:30 (21:00 GMT martedì) mentre la gente dormiva. Centinaia di case sono state distrutte dall’evento di magnitudo 6.1, che si è verificato a una profondità di 51 km (32 miglia). È il terremoto più letale che ha colpito l’Afghanistan in due decenni e una grande sfida per i talebani, il movimento islamista che ha ripreso il potere l’anno scorso dopo il crollo del governo sostenuto dall’Occidente. Il terremoto ha colpito a circa 44 km dalla città di Khost e si sono sentite scosse fino al Pakistan e all’India. Testimoni hanno riferito di aver sentito il terremoto sia nella capitale dell’Afghanistan, Kabul, che nella capitale del Pakistan, Islamabad. Funzionari talebani hanno chiesto alle Nazioni Unite di «sostenerli in termini di valutazione dei bisogni e risposta alle persone colpite», ha detto Sam Mort dell’unità Kabul dell’Unicef alla Bbc.

Parlando con l’agenzia di stampa Reuters, la gente del posto ha descritto orribili scene di morte e distruzione. «Io e i bambini abbiamo urlato», racconta Fatima. «Una delle nostre camere è stata distrutta. I nostri vicini hanno urlato e abbiamo visto le stanze di tutti». «Ha distrutto le case dei nostri vicini», ha detto Faisal. «Quando siamo arrivati c’erano molti morti e feriti. Ci hanno mandato in ospedale. Ho visto anche molti cadaveri». «Ogni strada che vai, senti persone piangere la morte dei loro cari», ha detto un giornalista nella provincia di Paktika alla Bbc. L’agricoltore locale Alem Wafa ha pianto mentre diceva alla Bbc che le squadre di soccorso ufficiali dovevano ancora raggiungere il remoto villaggio di Gyan – uno dei più colpiti. «Non ci sono operatori umanitari ufficiali, ma persone provenienti da città e villaggi vicini sono venute qui per salvare le persone», ha detto. «Sono arrivato stamattina e io stesso ho trovato 40 cadaveri». La maggior parte dei morti, ha detto, erano «bambini molto piccoli». L’ospedale locale semplicemente non aveva la capacità di affrontare un tale disastro, ha aggiunto l’agricoltore.

Intanto sono ancora bloccati i corridoi umanitari dall’Afghanistan. Persone in pericolo di vita per cavilli burocratici. Un’assurda vicenda che coinvolge 1.200 persone in attesa di partire: nelle ambasciate italiane mancano le macchinette per prendere le impronte digitali e si posticipano le partenze. Miraglia (Arci): «Aspettano da mesi, i visti stanno per scadere non possono tornare in mano ai talebani».

“Non vi dimenticheremo”, dicevamo.

Buon giovedì.