L’ennesima Cutro, questa volta al largo della Grecia, sta adagiata in fondo al mare a 47 miglia da Pylos, a sud ovest del Peloponneso. Con un giorno in più sarebbero arrivati in Italia se Adriana, quel vecchio peschereccio di 30 metri, non se li fosse mangiati mentre l’Europa ancora una volta ha girato la faccia dall’altra parte.

Poiché quelle rotte fanno rima con la morte ancora prima di affondare la barca conteneva 6 salme, 2 erano bambini. Erano partiti cinque giorni fa da Tobruk, in Cirenaica, e diretti in Italia verso le coste ioniche, erano 750. Ne sono stati salvati 108 portati a Kalamata e i cadaveri ripescati sono 79. È un calcolo semplice. Sono più di 500 morti. Di fronte a una strage del genere cadono le remore sull’usare una sola parola: ecatombe.

L’anima nera dell’Europa si ritrova nella ricostruzione di Frontex. Li avevano avvistati martedì, avevano avvisato la Guardia costiera greca e due mercantili di passaggio. Dicono i greci che “non hanno voluto aiuto perché volevano proseguire verso l’Italia”. La bugia è talmente grossa che la condanna morale non ha nemmeno bisogno di processi: nella foto aerea dell’imbarcazione alcune ore prima di affondare ci sono persone disperate che sollevano le mani implorando aiuto e lanciano bottigliette d’acqua per attirare l’attenzione dei soccorsi.

In quelle ore si ripetevano gli appelli a Italia, Grecia, Malta. L’attivista Nawal Soufi racconta: “Le loro voci sono impresse nella mia mente – si dispera Nawal Soufi rimasta 24 ore a telefono con i migranti a bordo – Decine e decine di chiamate, pianti, urla… Tra questi morti recuperati ci sarà la donna che mi ha chiamato all’inizio? Ci sarà quell’uomo che aveva in mano il Turaya? Sembrava assetato. Non riusciva più a pronunciare le parole. Mi supplicava, mi diceva di comunicare a qualsiasi Paese europeo di venirli a prendere”.

È una Cutro ancora peggiore. I morti però sono lontani dalle nostre spiagge e la strage si potrà raccontare come “evento esterno”. Invece quei morti sono l’appendice dello sciagurato patto che l’Europa ha avuto anche il coraggio di festeggiare qualche giorno fa fingendo di non sapere che nonostante il nome di “patto di asilo e immigrazione” sia semplicemente una strategia mortifera di respingimenti e morti conseguenti. Grecia, Malta e Italia sono gli avamposti di questa tortura organizzata.

Siate dannati. Buon giovedì.

Nella foto: il peschereccio nel frame del video di Euronews