I grandi eventi in Italia sono un pretesto per gettare – quando va bene – colate di cemento e – quando va male – anche per soddisfare appetiti

C’è una pista di bob che nessuno vuole. Nemmeno il Comitato olimpico internazionale, che a Cortina ha mandato una lettera per dire chiaro e tondo che l’impianto rischia di essere una cattedrale nel deserto, con costi esorbitanti e un futuro incerto. Eppure, il governo insiste. Perché?

L’impianto costa 81 milioni di euro. Servirebbe per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, ma la realtà è che dopo i giochi resterà un monumento allo spreco. Nessun altro evento internazionale è previsto, la manutenzione sarà insostenibile, gli atleti italiani che praticano bob, skeleton e slittino si contano sulle dita di una mano. Ma chi se ne frega.

A Cortina si doveva recuperare la storica pista “Eugenio Monti”, chiusa dal 2008. Un’idea nostalgica che nasconde la solita gestione opaca delle grandi opere: progetti inutili, costi che lievitano, nessuna visione a lungo termine. Il Cio, di fronte a questa follia, ha persino suggerito di spostare le gare in Austria.

Ma l’Italia non molla. Perché i grandi eventi, qui, sono un pretesto per gettare – quando va bene – colate di cemento e – quando va male – anche per soddisfare appetiti. Non per lasciare eredità sportive, ma debiti. Il vero sport nazionale.

Buon venerdì. 

 

In foto: Il palazzo olimpico del ghiaccio di Cortina, di Wusel007 – Opera propria