Il presidente Usa gestisce il conflitto in Ucraina come fosse un reality show e i leader Ue gli sculettano appresso

Uno squilibrato incidentalmente presidente degli Stati Uniti d’America – Donald Trump – sta gestendo il conflitto in Ucraina come un reality show di cui lui è l’assoluto protagonista. Nella sceneggiatura della Casa Bianca Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky sono banalmente le spalle. Il primo è l’impero del male, con la fisiognomica perfetta di chi non vuole decadere. Il secondo è lo sconfitto designato – dal copione – che annoia il pubblico per il suo pietoso insolentire.

Inutili le analisi e inutili gli editoriali pensosi. Ieri Trump di fronte ai giornalisti ha letteralmente dichiarato che «ci saranno dei cambiamenti nel territorio… La Russia si è impossessata di alcuni territori di prima qualità. Si è impossessata in gran parte di terreni oceanici, che chiamiamo proprietà fronte mare. Sono sempre le proprietà più preziose». Sembra l’apertura di una puntata di “Temptation Donbass” perché è esattamente così: Trump l’imbonitore, Trump l’anestetico della complessità, Trump che fa spettacolo sui corpi degli assediati, dei bombardati, dei periferici, dei devastati.

L’aspetto moralmente più contundente del triste spettacolo è però l’Unione europea, nelle forme e nelle facce della presidente von der Leyen, della sua commissaria Kallas, dei capi (e cape) dei governi in Europa e del caravanserraglio sghembo di tutti i ministri degli esteri. Questi sono pura scenografia, stantia, ma cicaleggiano da leader rilasciando comunicati stampa che non pesano nemmeno come un’interferenza lontana. Sculettano da leader. Hanno ragione: mai visti dei campioni di rarefazione politica di tal guisa.

Buon martedì.

Foto di Jørgen Håland su Unsplash

Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.