La popolare attrice firma un romanzo che diventa manifesto di autodeterminazione. Un racconto sincero e ribelle contro la cultura della performance e della perfezione. Un invito, soprattutto alle donne, a dirsi “abbastanza” senza chiedere permesso

«Inutilmentefiga? Sì e, mi raccomando: tutto attaccato». Parola a Elda Alvigini, la popolare attrice di serie molto seguite come i Cesaroni, fine attrice comica a teatro e protagonista di tanti film d’autore esordisce come romanziera. Da poco è uscito il suo Inutilmentefiga (il titolo richiama la sua fortunata piéce teatrale), edito da Santelli. L’abbiamo incontrata in occasione della presentazione del libro alla biblioteca Moby Dick a Roma, nel quartiere della Garbatella.

Elda, partirei proprio dal titolo: Inutilmentefiga, un neologismo coniato da te e a cui tieni moltissimo in quanto “parola-stato” che ha una forte valenza identitaria, e da cui ti senti rappresentata... Sì, assolutamente. È una definizione a cui tengo molto. Sono una cultrice del linguaggio e penso che parole e suoni abbiano una forza straordinaria, per questo ho deliberatamente scelto di scrivere Inutilmentefiga tutto attaccato e di usare la G al posto della C, nel secondo lemma. Con la G, oltre a far ridere, è più morbido e allude precisamente a quello che vorrei indicare: non tanto un dato esteriore, quanto una qualità interna, un modo di essere. Definizione che ho coniato nel corso degli anni proprio perché le persone, dall’esterno, percepiscono in modo parziale la realtà di un individuo e la mia, tra viaggi, eventi stellati, riprese e foto shooting sembra sempre fighissima. Figa sì, ma per l’appunto solo in apparenza perché poi magari, tanto nella vita privata, quanto in quella lavorativa, non sempre sono riuscita a raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissa, com’è anche umano e normale che sia. Quindi, di fronte a commenti come “Beata te Elda, tu si che sei figa” io rispondevo ironizzando e mettendo l’avverbio “inutilmente” davanti. E da lì, pensando sempre le due parole unite.

Insomma, Inutilmentefiga come una qualità interna? Sì, per me è un modo di definire l’identità con tutte le sue contraddizioni. Chiaramente non solo la mia e non solo quella femminile, penso che siano diverse le persone che si possono rispecchiare in questa definizione. Del resto, “Inutilmentefiga” si riferisce a quella condizione per cui, anche avendo tutte le carte in regola, le cose non riescono, quindi uno si sente un po’ inutilmentefigo, pensando alle energie spese invano.

Entrando nel merito del libro, com’è nata l’esigenza di passare alla scrittura e, soprattutto, alla scrittura di un romanzo? L’esigenza di scrivere il libro è nata sia perché avevo voglia di condividere questo sentirmi inutilmentefiga; sia perché, in una società che ci chiede di essere sempre perfetti, basta poco per sentirsi manchevoli, no? Poi c’è stata anche una necessità pratica, legata al mondo del cinema e della televisione; su questo tema avevo già scritto la serie e due versioni del film, poi amici illuminati mi hanno fatto

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