Gli esseri umani cercano spontaneamente la socialità e il rapporto con gli altri diversi da sé. L’ideale di società proposto dagli Usa non è affatto una società ideale

Il fascismo, lo sappiamo, è un’invenzione italiana. Fu Mussolini nel 1919 a fondare i fasci di combattimento, con i reduci delusi della prima guerra mondiale, che poi si trasformò in partito nazionale fascista. La parola deriva da fasces che erano il simbolo del potere esercitato dai consoli romani. Simbolo che rappresentava come il potere aveva la facoltà di esercitarsi in forma violenta tramite fustigazioni (le verghe) o condanne a morte (l’ascia). Mussolini, già membro del partito socialista e direttore dell’Avanti!  fu espulso dal partito quando divenne interventista durante la prima guerra mondiale.

Evidentemente smise di credere ad un’ideale di società pacifica, fatta di lotta per l’equità sociale contro le terribili disuguaglianze emerse con la rivoluzione industriale e di solidarietà tra lavoratori e non per la sopraffazione dell’uno sull’altro, del mors tua-vita mea.

Qualcosa deve essere cambiato in lui e nell’idea dei rapporti tra gli uomini se decise che fosse la violenza e il potere che deriva della paura, il mezzo con il quale realizzare la “società ideale”. Il fascismo faceva della violenza fisica più brutale e terribile l’elemento distintivo e celebrato della propria politica. Un’esaltazione della fisicità contrapposta a tutto ciò che è pensiero, tutto ciò che non è violenza, potremmo dire a tutto ciò che è gioco e stare insieme. Il simbolismo del regime era pacchiano e volgare, era uno scopiazzare con poca o nessuna fantasia i simboli del potere della Roma antica, evidentemente con l’idea palese che fosse necessario tornare a quel mondo antico e perduto, a quel dominio imperiale così vasto e a quella società considerata evidentemente come un ideale assoluto da ricostruire. Lo slogan di Trump anzitempo, “Fare l’Italia grande di nuovo” così come era ai tempi dei Romani, con questa idea che nel passato c’è sempre di meglio che nel presente o nel futuro. Il fascismo fu violenza e sopraffazione, nient’altro. E poi fu la guerra, pensata come breve e vittoriosa senza difficoltà. Il fascismo fu sconfitto dalla Resistenza dei partigiani e dagli alleati inglesi e americani. Gli americani furono trascinati a intervenire nel conflitto mondiale dall’attacco di Pearl Harbour.

Fino ad allora avevano sì finanziato e rifornito le potenze europee che si opponevano a Hitler e Mussolini, ma non avevano intenzione di intervenire. Anche allora erano più che altro concentrati nel limitare la potenza del Giappone ai quali avevano imposto sanzioni economiche e un embargo totale sul petrolio. Ma c’è un particolare che spesso non viene messo in evidenza e cioè che quegli aiuti erano nell’ambito del Lend & Lease act del 1941. Si trattava in realtà di prestiti, in danaro o beni, che gli Usa concedevano ai Paesi belligeranti. Prestiti che furono in parte restituiti e in parte estinti in cambio della stabile presenza americana nei Paesi che divennero alleati nella Guerra fredda. Non si trattava quindi di aiutare i Paesi “amici” contro regimi che dovevano essere sconfitti per ragioni ideologiche. Le ragioni erano prima economiche e poi semplicemente per ragioni di scontro territoriale visto che il Giappone aveva attaccato gli Usa.

Il dominio americano si è modificato nel dopoguerra. All’Hard power militare, reso “definitivo” dalla bomba atomica usata due volte sul Giappone, si è affiancato un soft power che ha proposto nel corso di 80 anni, la società americana e i suoi ideali come la società perfetta e il cosiddetto sogno americano come la realizzazione massima cui si possa aspirare. Il suo modello economico e l’enorme sviluppo industriale e tecnologico, reso possibile anche dai tanti scienziati e intellettuali fuggiti dall’Europa nazifascista (cfr. Pietro Greco, La scienza e l’Europa, Asino d’oro), sono diventati prevalenti nel mondo intero che si è adeguato a questo dominio, lasciandosi incantare dalle canzoncine della Coca Cola e dall’immaginario di cartapesta hollywoodiano.

I media, sempre più potenti, avevano il compito di ipnotizzare la popolazione mondiale.

Nessuno doveva mai pensare di poter fare qualcosa di meglio e di più grande e potente di ciò che è possibile fare negli Stati Uniti. Nessuno doveva pensare che fosse possibile immaginare un altro modo di vivere e di realizzare la propria vita che non sia finalizzato ad un consumo. Nessuno doveva pensare che fosse possibile pensare qualcosa di meglio che non sia assimilabile al mainstream stabilito dalla “cultura” nordamericana.

Nessuno doveva pensare che fosse possibile vivere cercando una possibilità di esistenza senza la competizione con gli altri. Il cinema e poi la televisione, e da ultimo le grandi società tecnologiche che hanno sfruttato il world wide web, invenzione peraltro europea, hanno rinforzato questa idea di supremazia, hanno martellato per decenni le nostre menti con una immagine di Stati Uniti d’America come supereroe del mondo.

La seconda elezione di Trump ha reso manifeste tante posizioni estremiste e fasciste che, io penso, erano già presenti nella società americana fin dalla sua origine. Non so dire da dove derivi questo pensiero. Ma credo che sia un’impostazione culturale intrinseca. Non dobbiamo infatti mai dimenticare che gli Stati Uniti sono nati sul genocidio dei nativi americani. I tanti film western, i mitici film di John Ford e di tanta altra cinematografia, hanno celebrato la costruzione della nazione americana come “conquista del west”, come liberazione dai nativi, descritti come selvaggi e violenti, meritevoli solo di essere eliminati. Ci sono voluti secoli prima che questa realtà venisse ricordata e raccontata anche se molto probabilmente edulcorata rispetto alla realtà vera di un genocidio. Trump e i suoi accoliti rappresentano un movimento politico che ha deciso di non giocare più a carte coperte. Dicono chiaramente di voler dominare il mondo, culturalmente, economicamente, politicamente e militarmente.

Non si vergognano di dire che sono razzisti, di dire che i bianchi (maschi) americani sono razza superiore che ha il diritto di dominare il mondo e che tutti i non-americani se ne devono andare e non sono benvenuti. Non ci sono mediazioni possibili con loro. Dobbiamo sperare che negli Stati Uniti, malgrado una cultura e una storia così pesante, sia ancora possibile opporsi. E l’elezione di Mamdani a New York è certamente un segnale in questa direzione. Così come lo sono le tante espressioni culturali alternative alla cultura dominante e che a ben guardare sono sempre nate proprio da ciò che spaventa di più questi fascisti del nuovo millennio, ovvero quella multiculturalità che è ormai prevalente in tutto il mondo, anche grazie a quegli strumenti usati per il controllo culturale, come i social network. Quello che queste persone pericolose non vedono e non sanno è che gli esseri umani non sono come pensano loro. Gli esseri umani NON sono naturalmente violenti, anche se possono diventarlo. Gli esseri umani cercano spontaneamente la socialità e il rapporto con gli altri diversi da sé. L’ideale di società proposto dagli Usa non è affatto una società ideale perché sottende un’idea di essere umano sbagliata. Quello a cui dobbiamo opporci è proprio questo, l’idea di essere umano che queste persone pericolose propongono: loro vogliono che tutti pensino e siano convinti di essere naturalmente violenti, vogliono che tutti pensino che sia meglio una società repressiva e che sia meglio non avere a che fare con chi non ha il nostro colore di pelle. Vogliono che ognuno debba badare a se stesso e chi non ce la fa non debba essere aiutato e debba morire perché così si seleziona la razza superiore. Vogliono convincerci ad essere razzisti, vogliono convincerci a rimanere da soli a non avere nessuna idea né speranza di un futuro migliore per gli altri e anche per noi.

Il lavoro è culturale: dobbiamo opporci e liberarci da queste idee distruttive.

In apertura, disegno di Marilena Nardi