Noemi Ghetti, senza alcun dubbio, tra i più originali interpreti di Gramsci, giunge al suoquarto volume su temi gramsciani, dopo Gramsci nel cieco carcere degli eretici (L’Asino d’oro, 2014), La cartolina di Gramsci. A Mosca, tra politica e amori, 1922-1924 e Gramsci e le donne. Gli affetti, gli amori, le idee (entrambi per Donzelli, 2016 e 2020), oltre a numerosi saggi su riviste specialistiche. In quest’ultima avventura si è associata ad Andreas Iacarella, giovane studioso di storia contemporanea, già noto soprattutto per i suoi lavori sui movimenti giovanili degli anni 70 e per quelli su Ernesto de Martino, e a Örsan Senalp, tra i più importanti studiosi di Bogdanov nel panorama internazionale.
Nella premessa i tre autori parlano di «un andamento rapsodico» del loro lavoro «simile a quei mosaici che nelle fabbriche sovietiche del Novecento celebravano il lavoro collettivo. O a un grande puzzle, il gioco delle mappe a tessere lignee da ricomporre a poco a poco, in voga dalla fine dell’Ottocento». L’immagine restituisce un aspetto importante del lavoro. Il libro è composto da tre saggi distinti, costruiti autonomamente uno dall’altro. Succede che una medesima citazione compaia in più di un saggio. Ma si tratta di un pregio, che consente al lettore di tornare sul punto sotto un altro profilo, e immergersi in una trama di nessi entro la quale i tre autori, senza apparente coordinamento, marciano spontaneamente nella stessa direzione.
Il tema comune ai tre saggi che compongono il volume Bogdanov, Gramsci e l’altra rivoluzione. Cultura, organizzazione, egemonia (Donzelli) è il rapporto tra Bogdanov e Gramsci, nel pensiero e nella contingenza storica. Ricordiamo incidentalmente come Aleksandr Bogdanov (1873-1928) sia stato una figura di primo piano non solo nella storia della Russia, e delle rivoluzioni novecentesche che quel Paese ha conosciuto, ma anche tra i pensatori più originali e fecondi dei primi decenni del 900. Tra i compagni di Lenin a lui più vicino nella fondazione della frazione bolscevica e nella rivoluzione del 1905, se ne stacca negli anni successivi per un dissenso profondo sia rispetto all’interpretazione di Marx e del marxismo, sia alle vie da seguire nel processo rivoluzionario. Lenin nel 1909 pubblica un libro, Materialismo ed empiriocriticismo, che, in nome del materialismo dialettico, bersaglia Bogdanov di accuse di distorcere il marxismo in una visione idealista a tinte religiose. Niente di più lontano dal pensiero di Bogdanov, che Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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