Da giorni rimbalza un refrain ripetuto allo sfinimento: la sinistra non difende l’Iran. Lo scrivono gli editorialisti di destra, lo mettono in prima pagina certi giornali al servizio del governo, lo ripetono compulsivamente i politici e i loro troll. Galeazzo Bignami, ad esempio, si domanda perché per l’Iran non siano in partenza nuove flotille, dimostrando poca attinenza con l’originalità e il senso della geografia.
Il vizio molto provinciale di utilizzare la vita delle persone e i desideri di libertà dei popoli per regolare conti con gli avversari politici piace moltissimo ai meloniani, ai loro sgherri e a centristi di diverse salse. Ogni giorno un appello a presunti pezzi di sinistra. Ieri alle femministe, oggi ai pro-Pal, domani a chissà chi. L’importante, secondo loro, è dimostrare una presunta mollezza degli avversari politici che di volta in volta diventano amici di Hamas, poi di Maduro, poi di Putin e via così.
Ci sarebbe da scommettere che gran parte dei bastonatori non sappiano nemmeno indicare l’Iran su una cartina geografica con il dito. Ma per loro non è importante: ciò che conta è avere imparato in fretta il posizionamento strumentale su ogni questione internazionale per accendere lo scontro.
Questa mattina a Palazzo Madama la commissione Esteri voterà una mozione contro il regime iraniano per censurare il governo degli ayatollah, esprimere massima solidarietà al popolo in lotta e chiedere al governo e all’Unione europea di attivare iniziative per fermare i massacri. Sapete chi la voterà? Tutti.
E questo è tutto quello che c’è da dire sulla melma e sulla propaganda.
Buon mercoledì.




