Dove sono certi liberali italiani (quelli che insegnavano agli antifascisti come essere antifascisti mentre tubano con i fascisti per ottenere un posticino) che interpretavano le elezioni americane con la posa di certi thé con le amiche delle cinque mentre irridevano gli allarmi?

Dove sono adesso quelli che ridevano, anzi si sbellicavano, quando si scriveva del ritorno del fascismo, dello stesso autoritarismo, della violenza come forma di comando istituzionalizzata? Adesso, ora, dove sono?

Dove sono quelli, che cosa dicono di fronte all’esecuzione con pistola alla nuca di Alex Pretti, infermiere armato di telefono davanti agli scagnozzi fascisti dell’Ice, braccio armato dello psicopatico nazista Donald Trump? Che ne dicono delle squadracce nere che hanno minacciato a Minneapolis i giornalisti italiani della Rai Laura Cappon e Daniele Babbo?
Ad esempio, che ne dice il ministro, fino a un certo punto, Antonio Tajani, il monarchico che rassicurava tutti che «non c’è nessun pericolo per la democrazia con Donald Trump» e che ora si ripulisce i polsini da liberale prendendo le distanze dal suo pari Matteo Salvini, che incontra un altro fascista?

Dove sono certi liberali italiani (quelli che insegnavano agli antifascisti come essere antifascisti mentre tubano con i fascisti per ottenere un posticino) che interpretavano le elezioni americane con la posa di certi thé con le amiche delle cinque mentre irridevano gli allarmi?

Stanno lì, dove sono sempre stati, nelle file dei fiancheggiatori e dei cretini. Sono lì a spiegare che il premio Nobel che Giorgia Meloni vorrebbe per Trump è solo “una boutade”. Sono lì a dirci che «Salvini non conta nulla», da vicepresidente del Consiglio. Dicono che i decreti sicurezza italiani sono solo “riorganizzazione dell’ordine pubblico”. Dicono: «Ma figurati se questa destra filo-Trumpiana vuole assoggettare la magistratura». Non c’è scritto da nessuna parte, dicono. C’è anche il bollino su Facebook.

Buon lunedì.

Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.