Piccolo manuale di istruzioni su come trasformare una vicenda tecnica in un disastro politico. Accade quando chi governa parla senza sapere, corregge senza spiegare, e infine minimizza mentre i fatti lo smentiscono. La storia di Ice a Milano, nel perimetro delle Olimpiadi, è tutta qui: una catena di dichiarazioni contraddittorie che racconta un potere incapace di tenere il filo della propria comunicazione. Sullo sfondo rimangono i nazistelli al guinzaglio di Trump.
Prima la presenza viene trattata come routine, poi diventa un fraintendimento, poi ancora subito dopo una “voce priva di conferme”. Mentre Piantedosi e Fontana si contraddicono a vicenda dagli Stati Uniti arriva la conferma formale. A quel punto parte la tragicomica retromarcia: e via con gli incontri istituzionali e le rassicurazioni tardive. Il risultato? Una sequenza che inchioda il governo alla sua vera fragilità: balbettare ogni volta di fronte agli Usa di Trump.
Il problema non è la cooperazione di sicurezza, pratica consolidata in ogni grande evento. Il vero problema è la gestione pubblica di quella cooperazione. Ogni volta che il lessico scivola nei paragoni estremi e si invocano spettri per rassicurare, si ottiene l’effetto opposto: si alza la temperatura e si sposta il discorso dal merito al simbolo. Così Ice diventa una parola tossica perché nessuno ha fissato subito i confini, le competenze, la catena di comando che resta italiana.
Intanto le istituzioni si smentiscono a vicenda. Regione, Viminale, Comune parlano lingue diverse. E così la sicurezza dei Giochi passa in secondo piano rispetto allo spettacolo di un potere che appare disallineato. In questo vuoto, la notizia vera arriva dall’estero, mentre qui si inseguono titoli e rettifiche.
Questo è il veleno che resta: un governo che pretende autorevolezza internazionale e mostra improvvisazione domestica. I fascistelli di Trump saranno a Milano. Poi c’è la figuraccia internazionale: le Olimpiadi chiedono affidabilità e l’Italia, in questa storia, ha offerto solo confusione. E la confusione, quando riguarda la sicurezza, è già una responsabilità politica.
Buon mercoledì.




