Seguendo la fine logica del ministro Piantedosi, chi governa con l’appoggio di qualche sgangherata truppa fascista sarebbe lo scudo dell’occupazione abusiva di un palazzo storico romano

Se l’infantile e sbagliato assioma di Matteo Piantedosi sui manifestanti di Torino avesse un benché minimo fondamento il mondo sarebbe semplicissimo da leggere, quasi comodo. Dice il ministro dell’Interno che sfilare nelle strade della città per contestare e ribellarsi al governo liberticida di cui fa parte significhi “essere scudo dei violenti”, e quindi pari a loro. 

Teniamo la lente in mano. Quindi chi sta in un partito che ha fatto scomparire 49 milioni di euro sarebbe scudo e connivente dei ladri. Chi è tesserato per un partito con condannati per mafia in via definitiva sarebbe un copri-picciotti con il colletto bianco. Chi siede in un Consiglio dei ministri con un’accusata di truffa allo Stato sarebbe un nemico della Patria. Chi sta in un partito fondato da un pregiudicato per frode fiscale e un condannato per mafia sarebbe un pericolo per la democrazia. 

Anzi, a ben vedere, chi stringe le mani (e addirittura si fotografa) con un presidente ricercato dalla Corte penale internazionale sarebbe corresponsabile di un genocidio. Chi accetta di ospitare i gaglioffi americani dell’ICE sarebbe un coimputato, seppur morale, per l’omicidio di due cittadini americani. E poi ancora: chi scrive su un giornale fondato da un agente infiltrato e prezzolato della CIA sarebbe corresponsabile di guerra ibrida. Chi governa con l’appoggio di qualche sgangherata truppa fascista sarebbe lo scudo dell’occupazione abusiva di un palazzo storico romano. E così via, all’infinito, tutti dentro una merda che potrebbe spandersi in lungo e largo in tutti i campi, in tutto il Paese. 

Buon giovedì.