Il 21 luglio del 2021 Matteo Salvini era un altro Matteo Salvini. La sua Lega sembrava capace di essere il primo partito italiano. Il partito Enei sondaggi veleggiava sopra al 20%, l’elettorato era diviso tra chi sosteneva la linea governata e la linea identitaria. All’orizzonte Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni erano in crescita sulla scia del sovranismo. Niente di pericoloso: per il leader della Lega si trattava semplicemente di un partito satellite, nipote delle sue stesse intuizioni.
Il giorno prima l’assessore leghista alla Sicurezza di Voghera, Massimo Adriatici, aveva ucciso Younes El Boussettaoui con un colpo di pistola Younes El Boussettaoui in piazza Meardi.
«Altro che far west a Voghera si fa strada l’ipotesi della legittima difesa», disse il 21 luglio 2021 Matteo Salvini, con l’aggiunta della formula “la difesa è sempre legittima” e l’invito ad “aspettare la ricostruzione”, già incardinato però su una lettura assolutoria.
E poi, aggiunse Salvini: «Un docente di diritto penale, ex funzionario di Polizia, avvocato penalista noto e stimato in città, in questa bella città in provincia di Pavia, vittima di un’aggressione, ha risposto, accidentalmente è partito un colpo che purtroppo ha ucciso un cittadino straniero».
Quella brava persona di Adriatici ieri è stato condannato 12 anni di reclusione, oltre a provvisionali per 380 mila euro ai familiari della vittima.
Siamo nel 2026 e Salvini non ha ancora imparato la lezione. L’impressionante serie di figure di palta intorno al ritornello della “legittima difesa” non ne rallenta la stupidità con cui approccia il tema. E alla fine sorge un dubbio: ma se fosse lui, la mela marcia?
Buon mercoledì.




