Con la destra post-fascista al governo che introduce di una sorta di “confino urbano” giudiziario e altre amenità, si ritorna alla fine dell’Ottocento

Con il nuovo, ennesimo decreto “sicurezza” e con il disegno di legge governativo che prevede il “blocco navale” delle Ong che salvano la vita dei migranti nel Mediterraneo, si chiude il cerchio che completa l’edificazione dello Stato di polizia e che avvicina il nostro Paese sempre più all’Ungheria di Orban. Le norme varate dall’esecutivo, infatti, vanno concepite come pezzi di un unico e più grande mosaico liberticida, composto da decreti e proposte di revisione costituzionale. In breve, autonomia differenziata, premierato e riforma della magistratura altro non sono che il complementare opposto dei pacchetti sicurezza varati nel corso di questa legislatura dal governo (“decreto Rave”, “decreto Cutro”, “decreto Caivano” e “decreto Paura”, per stare soltanto a quelli più noti).

Non è certo questa la sede per un approfondimento tecnico della legislazione che sta per entrare in vigore, ma appare chiaro che siamo al cospetto di un esautoramento della libertà di riunione e di manifestazione che non ha precedenti nella storia repubblicana italiana, se solo si considera che alcune delle norme che da domani si applicheranno in piazza, modificano in peggio persino le leggi emergenziali degli anni di piombo. Cerchiamo quindi di far emergere subito i tratti clamorosamente più incostituzionali, autoritari e liberticidi di questo decreto, leggendoli in controluce rispetto alla narrazione mediatica di queste settimane, un mix di propaganda reazionaria degna dei peggiori poliziotteschi anni Settanta, fake news e alterazione della realtà con immagini modificate a mezzo dell’IA, eco distopica del ministero della Verità di orwelliana memoria, piuttosto che di un sistema costituzionale genuinamente democratico.

La presidente del Consiglio Meloni è stata chiara: è come se avesse detto alle forze dell’ordine di picchiare più forte, perché c’è il rischio di un ritorno del brigatismo rosso; e siccome mentre la polizia arresta i “nuovi terroristi”, la magistratura li libera, non conformandosi ai desiderata del “capo” che vuole ordine e disciplina, la stretta autoritaria appare ormai un atto dovuto, una sorta di zugzwang per salvare l’onore ed il prestigio del sovrano dalla minaccia del pedone. In questa spasmodica e quotidiana ricerca propagandistica del “nemico di Stato”, il nuovo decreto sicurezza non poteva far altro che criminalizzare manifestazioni di piazza e movimenti sociali.

Si rende ordinario il potere straordinario dei prefetti di istituire zone rosse nello spazio urbano fino a 18 mesi consecutivi, con conseguente limitazione della libertà di circolazione ed espulsione dei poveri e dei migranti dai centri abitati e storici. In questo

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